BARI - JUVENTUS 3-1
LA JUVE CONTINUA A CROLLARE ANCHE CON IL BARI
BARI, 12 dicembre - Dai quattro gol in casa contro il Bayern ai tre presi a Bari non cambia tanto in casa Juve. Altra sconfitta, la seconda in 5 giorni: al San Nicola i pugliesi vincono 3-1 e infilano il dito nella piaga della crisi bianconera.
PRIMO TEMPO, NON BASTA TREZEGUET - Al 7' è già Bari, con Meggiorini ad approfittare di un disimpegno errato e a concludere verso Buffon, tradito dalla deviazione di Legrottaglie. Brutto colpo per i bianconeri che però iniziano a fare gioco e riescono a pareggiare al 21' con Trezeguet, rapace ad approfittare di una respinta corta di Gillet su un assolo di Diego. Tap in sottoporta e giochi pari. La Juve spinge ma non punge, il Bari sugli esterni fa paura e al 43' passa di nuovo: episodio dubbio in area Cannavaro-Barreto, penalty che lo stesso brasiliano trasforma.
RIPRESA, DIEGO FALLISCE UN RIGORE. POI ALMIRON - Juve sotto ma niente cambi per Ferrara che incita a spingere sull'acceleratore: tante occasioni per gli ospiti ma il Bari regge. Poi esce Molinaro, entra Grosso e guadagna subito un rigore. Dal dischetto il brasiliano, disturbato dai laser sugli spalti, spara alto e butta via il 2-2. Gol mangiato, gol subito, la legge del calcio: e Almiron, ex al veleno, consuma la sua vendetta con un rasoterra potente da 25 metri in diagonale che fredda Buffon. Giovinco, in campo per pochi minuti, infiamma sulla fascia ma non basta. La crisi Juve non si richiude, resta aperta e sanguina. Mentre i pugliesi salgono in piena zona Europa, ai tifosi gira la testa.
FERRARA - Su una cosa Ciro Ferrara ha ragione, la sconfitta di Bari è diversa da quelle che l’hanno preceduta. Per una volta il verdetto del campo è apparso sproporzionato rispetto alle colpe (di serata) della Juve, a differenza di quanto era accaduto a Bordeaux e Cagliari e nel match interno con il Bayern, quando i bianconeri erano stati in balìa degli avversari. Misera consolazione, comunque, perché bisognerebbe interrogarsi sul valore assoluto dell’avversario e comunque il risultato non cambierebbe: la Juve ha perso quattro delle ultime cinque partite, la qualificazione agli ottavi di Champions e le tracce dell’Inter in campionato nonostante gli azzurri abbiano rallentato il ritmo. Il tutto senza potersi appellare a nessuna attenuante generica perché, giudicato nel suo complesso, questo inizio di stagione bianconero è stato deludentissimo. L’involuzione caratteriale e tecnica dei protagonisti è sotto gli occhi di chiunque la voglia o la sappia vedere ( dal punto di vista tattico le pecche c’erano anche prima) e negare l’evidenza può soltanto ritardare la soluzione del problema. Che consiste anche nel cambio di guida tecnica. Misura dolorosa e spesso inutile quando applicata a squadre di scarso spessore, ma quando ci si riferisce a organici di valore tutto cambia. Monsieur Blanc dovrebbe ricordarlo bene, visto che lo scorso anno proprio la Juve subì le conseguenze del tempestivo esonero di Felipe Scolari da parte del Chelsea. A Guus Hiddink infatti bastarono due settimane per cambiare volto ai Blues. D’altronde la materia prima consegnata al tecnico olandese era di qualità, si trattava semplicemente di sfruttarla al meglio.
CONFUSIONE - Arrivati all’ultimo impegno del 2009 la Juve è ancora alla ricerca della propria identità tattica. Inutili sotto questo profilo sono state le 22 partite ufficiali e al computo si potrebbero aggiungere anche le amichevoli estive, che hanno proprio la funzione di testare soluzioni tattiche, oltreché a raggiungere la migliore condizione atletica. Qui non ci riferiamo alla scelta di un sistema di gioco, cosa di per sé banale, quanto all’interpretazione dello stesso. Cioè alla capacità di giocare senza palla, di muoversi in sintonia come singoli reparti e come squadra, di non affidarsi solo alle capacità dei propri migliori talenti. In questo senso la Juve non è mai migliorata, non a caso le sue peggiori prestazioni sono legate ai match interni, quando bisogna farsi carico di giocare la partita. Lo stravolgimento delle caratteristiche di Diego che non è un trequartista pur avendo indubbie caratteristiche offensive, e l’incapacità di sfruttarlo al meglio, è forse il principale problema del tecnico, certo non il solo. Unica nota positiva, l’accresciuta pericolosità sulla corsia destra, grazie essenzialmente alla vitalità di Martin Caceres.
LA LEADERSHIP - Chi conosce bene la situazione dello spogliatoio bianconero, sostiene che uno dei problemi di questa Juve è la paura nei momenti topici dei match, originata dalla mancanza di leader che dettino la linea ai compagni durante la settimana. Lo potrebbe essere Giorgio Chiellini, ma per motivi anagrafici non viene considerato la guida assoluta da parte di tutto il gruppo. Non lo è Alessandro Del Piero, eccellente solista in campo e fuori, né sembra che lo siano Gigi Buffon e Fabio Cannavaro (la situazione viene spiegata così: «Non bisogna confondere tra campione e leader») nonostante a vederli in campo sia abbia una percezione esattamente opposta. Potrebbe esserlo Felipe Melo, che ha più carisma di quanto si possa immaginare all’interno del gruppo, ma pare che il brasiliano sia incline alla presunzione non solo quando arrischia giocare nei pressi dell’area, ma pure nei rapporti personali e questo gli aliena qualche simpatia. Quanto a Diego, viene considerato intelligente e attento, ma piuttosto silenzioso. In questi casi diventa determinante la figura del tecnico, capace di caricarsi il gruppo sulle spalle.
LAPO ELKANN - «Raccapriccianti». Così Lapo Elkann definisce le ultime due partite della Juve. «A mio nonno sarebbe piaciuta la Juventus che ha battuto contro l'Inter - spiega a Skytg24 - Non gli sarebbe piaciuta la Juventus contro il Bayern e nemmeno la Juventus vista ieri. Da tifoso, dico che la Juventus ha grande storia. Ora riparta come si deve. Le ultime due partite per un tifoso come me sono raccapriccianti. Non sono partite da Juve, non sono da squadra che ha un blasone come quello che la Juve» DOCCIA FREDDA - Il nipote dell'Avvocato Gianni Agnelli attacca pesantemente la squadra. «Sarebbe ora che i giocatori si dessero una mossa: la Juve non è una piccola squadra, ha una storia. I giocatori non stanno dando onore a questa storia, non stanno dando il meglio e questo non è accettabile. Non è accettabile uscire dalla Champions League contro il Bayern a tre giorni di distanza dalla vittoria contro l'Inter. Non è accettabile perdere 3-1 a Bari come è accaduto ieri sera. Mi piacerebbe che ci fosse una doccia fredda per chi di dovere negli spogliatoi. Mi piacerebbe vedere una squadra combattiva e cazzuta. Una squadra più compatta. Fino a prova contraria, finora non l'hanno certo dimostrato. Non è accettabile continuare in questo modo».
ACQUISTI? VANNO ATTESI - «È già successo nel passato che acquisti importanti non rendessero al massimo subito perché questo è un club importante e la maglia può pesare».
NIENTE È CHIUSO - «Presto per dire che siamo fuori dalla lotta scudetto. Se la Juve ha riaperto il campionato una settimana fa battendo l'Inter non credo che si possa dire il contrario ora. Bisogna essere più continui e più concreti davanti alla porta, sono convinto che possiamo giocarci le nostre carte».
FERRARA BLINDATO - «Ferrara resta fino alla fine della stagione sicuramente. Abbiamo scelto lui per il futuro e continuiamo a lavorare con lui per costruire la squadra».
BIDONE D'ORO A FELIPE MELO - «Se fosse vero, sarei preoccupato. Ma questo concorso non ha alcun valore qui in Italia, perché è fatto da una trasmissione radiofonica che parla di calcio e fa umorismo. Questo premio lo hanno assegnato in passato a giocatori che lo stesso anno erano in lizza per il titolo di migliore del mondo». Elettto come il "bidone d'oro" dell'anno, il centrocampista della Juventus, Felipe Melo cerca di prenderla con ironia. «TROPPA IMPORTANZA» - Secondo il brasiliano, nella "vittoria" del premio come "peggior giocatore", ha pesato soprattutto il suo passaggio dalla Fiorentina alla Juve. «I tifosi della Fiorentina non hanno mandato giù il mio trasferimento a una squadra rivale», spiega a "Lancenet". Piuttosto, Felipe Melo è dispiaciuto per il risalto che è stato dato dalla stampa brasiliana a questo premio. «Francamente sono dispiaciuto -conclude- perché la stampa brasiliana ha preso seriamente questa cosa che, invece, è un fatto goliardico. La cosa mi ha dato più fastidio del premio stesso, anche perché ritengo che questo sia stato l'anno migliore della mia carriera».
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