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martedì, 23.02.10

BOLOGNA - JUVENTUS 1-2

LA JUVE GUADAGNA ALTRI 3 PUNTI FONDAMENTALI E CONTINUA A CRESCERE

Fantasista ed europea. È così la Juventus che espugna ancora una volta il Dall’Ara e prosegue nella sua risalita grazie alla cura Zaccheroni. Contro il Bologna, i bianconeri passano 2-1 grazie alle giocate dei suoi geni. Diego sblocca nel primo tempo, Candreva raddoppia nella ripresa su imbeccata di Del Piero. In mezzo il provvisorio pareggio di Buscè, ma anche due legni colpiti da Adailton e Gimenez.
La Juventus vede sempre più vicina l’Europa. Dopo aver vinto ad Amsterdam, e in attesa del ritorno con l’Ajax (giovedì, all’Olimpico, c’è da difendere il 2-1), ora è quarto posto solitario dopo il sorpasso a Napoli e Sampdoria. E il futuro è da guardare con nuovo e rinnovato ottimismo.
A tre giorni dall’impresa di Amsterdam, Zaccheroni ripropone praticamente la stessa squadra. Davanti a Buffon, difesa con Grygera, Legrottaglie e Chiellini. Salihamidzic, Felipe Melo, Marchisio e De Ceglie a centrocampo. Diego dietro le punte Del Piero e Amauri. Nel Bologna non c’è il bomber Di Vaio, davanti l’ex Zalayeta e Adailton.
Per evitare di dover pagare le fatiche della trasferta europea, la Juventus parte forte a caccia del vantaggio. Dopo tre gare in cui sono andati sotto, i bianconeri al Dall’Ara passano subito. Diego parte in affondo centrale e tira. Viviano non trattiene e riesce solo a fermare il primo tentativo di ribattuta di Amauri, ma cade sul secondo dello stesso Diego: 1-0 al 4’. Quattro come i gol in campionato del brasiliano, tutti lontano da Torino.
Il Bologna prova a reagire con una conclusione di Zalayeta al 19’ che esce però senza impensierire Buffon. Decisamente più pericolosa la fiammata bianconera al 23’. Marchisio ci prova da fuori con un destro a giro, Viviano respinge corto e salva anche sulla ribattuta del solito Diego.
La Juve controlla con ordine. La squadra di Zaccheroni è compatta e i rossoblu sono costretti a farsi vivi solo su calci piazzati, ma Buffon non deve mai intervenire. Il portierone è anche aiutato dalla fortuna al 35’ quando una punizione di Adailton va a colpire la traversa. Il Bologna chiude in avanti e proprio allo scadere Guana non trova la porta in una sorta di rigore in corsa. Al fischio di Banti, le squadre vanno così al riposo con i bianconeri in vantaggio 1-0.
Vantaggio che non dura però molto nella ripresa. Il Bologna parte molto meglio, così al 5’ Buscè arriva a trovarsi a un metro da Buffon e mette dentro il gol del pareggio. Sulla Juve cade un’altra tegola un attimo dopo quando Marchisio prende un giallo che gli farà scattare la squalifica contro il Palermo. Zaccheroni lo sostituisce pochi secondi dopo e manda dentro Sissoko.
Al 15’ cambiano ancora le squadre. Candreva rileva Diego, Gimenez entra al posto di Adailton. La mossa vincente sembra quella di Colomba. Al primo affondo, l’uruguaiano salta Buffon ma colpisce un clamoroso palo a porta vuota.
Ma invece la mossa giusta è quella di Zaccheroni perché a rompere l’equilibrio ci pensa proprio Candreva al 21’. Nel miglior momento del Bologna, Del Piero inventa un assist per il giovane romano che insacca con un destro in corsa.
La Juve riprende slancio e al 26’ trova il tris con Felipe Melo, ma Banti annulla per un fuorigioco di Del Piero che partecipa all’azione. Nel Bologna entra Savio per Zenoni. I rossoblu ci mettono un po’ a riprendersi e quando lo fanno chiudono i bianconeri nella loro metà campo.
Al 34’ ci pensa ancora Candreva a far rifiatare i compagni presentandosi solo davanti a Viviano che salva in uscita. Mingazzini per Mudingay è l’ultimo cambio per Colomba. Il Bologna attacca e la Juve prova a ripartire per sfruttare gli spazi che i padroni di casa sono obbligati a lasciare.
Il forcing rossoblu subisce un stop al 45’ quando Raggi si merita un giusto cartellino rosso per un brutto fallo su Felipe Melo. I cinque minuti di recupero sono comunque da vivere tutti con il cuore in gola. Ma Buffon non deve mai intervenire e il 2-1 arriva fino in porto.
La Juve prosegue nella sua striscia. Con la cura Zaccheroni, ora sono otto i punti in quattro gare e anche il quarto posto torna a essere bianconero. In attesa di chiudere la pratica Ajax.

ZACCHERONI -  Non nasconde la soddisfazione dopo il successo per 2-1 in casa del Bologna. Una vittoria fondamentale per la corsa al quarto posto della Juventus che grazie al pareggio del Napoli a Siena è tornata in zona Champions League: «Escludo che il quarto posto attuale ci possa dare qualcosa in più. Il nostro obiettivo è trovare la Champions a fine stagione. Ora dobbiamo consolidare quello che stiamo facendo e cercare di migliorare continuamente. Ci stiamo mettendo qualcosa in più, stiamo migliorando anche se subiamo reagiamo di conseguenza e ci adattiamo alle difficoltà. Soffriamo è vero, ma vinciamo facendo fatica tutti assieme».
LA SODDISFAZIONE - Zaccheroni è contento di quello che ha visto sul campo: «Devo dire che sono molto soddisfatto della prestazione, soprattutto in ragione del Bologna che è stato il migliore della stagione. Hanno giocato una partita davvero buona e ci hanno messo in grande difficoltà. Noi abbiamo fatto fatica a contenere in qualche occasione le loro avanzate, la loro spinta, soprattutto perché dopo mezz'ora abbiamo sentito la fatica di giovedì (la gara di Europa League contro l'Ajax n.d.r). Considerate che i miei cambi sono stati tutti effettuati nella zona nevralgica del campo. Il gol di Candreva arrivato dopo la clamorosa occasione dei rossoblù? C'è stata un po' di fortuna sull'azione precedente di Gimenez, non so quanta, ma noi ci abbiamo messo anche del nostro contribuendo al pareggio di Buscè anche se effettivamente è stata una questione di millimetri perché De Ceglie stava sulla palla».
ARBITRO BENE - Il tecnico bianconero sottolinea la buona prova dell'arbitro: «Voglio dire anche che bisogna fare i complimenti all'arbitro perché la situazione che si è creata per gli episodi precedenti (i rigori concessi contro la Lazio e il Genoa n.d.r.) non era molto tranquilla per noi. Lui si è comportato bene nei nostri confronti e non si è fatto condizionare da tutte le polemiche della settimana appena trascorsa».
LA TATTICA E CANDREVA - Zaccheroni sottolinea anche alcuni aspetti tattici: «Il Bologna attaccava in massa e per contenerli ho scelto di allargare la linea difensiva perché stavamo soffrendo troppo. Candreva? Ha dovuto giocare subito appena arrivato ed è stato costretto in un ruolo che non certo il suo. Lui è un trequartista, ha certo corsa e quantità, ma lui è uno di qualità che può fare sempre l'ultimo passaggio, può adattarsi anche un po' più indietro. Di certo ha le doti per diventare uno dei migliori del nostro campionato in quella zona del campo».

DEL PIERO - Seconda vittoria di fila in campionato (terza se si considera anche l’Ajax in Europa League). Dopo il Genoa, a cadere sotto i colpi della Juve di Zaccheroni è il Bologna. Anche oggi al Dall’Ara contro i rossoblù emiliani i bianconeri hanno sofferto, ma alla fine hanno portato a casa 3 punti che li riportano al quarto posto che vale la qualificazione alla Champions League (passando per i preliminari): «Sapevamo che dovevamo soffrire - dice a fine partita Alex Del Piero ai microfoni di Sky -. Anche oggi lo abbiamo fatto. È chiaro che l’auspicio è quello di giocare ai massimi livelli, vincere senza soffrire, ma non è possibile. Il campionato italiano è molto impegnativo e noi veniamo da un momento di convalescenza. Quindi, è giusto così».
Quanto siete guariti, se si può dire che state guarendo? «Ogni vittoria, ogni partita che riusciamo a portare a casa con questa determinazione, ci fa fare un passo avanti verso la totale guarigione, ma non è che dobbiamo pensare che arriverà un momento nel quale saremo totalmente guariti. La situazione è questa, non dobbiamo nasconderci, siamo in difficoltà, tra virgolette, ma ne stiamo uscendo. La linea finale sarà a fine anno, quella che poi tireremo a fine anno con i risultati e con quello che faremo adesso».
Ti stai specializzando negli assist… «Si, sono felice, sono felice per oggi, sono felice per Candreva, che si impegna sempre, per la nostra vittoria, per la mia partita, chiaramente. È una bella vittoria per noi, che ci da ancora più morale, più spinta». 

BUFFON - In attesa che la cura Zaccheroni porti anche una vittoria senza subire gol, la Juventus continua a risalire la china. Dopo il 2-1 ad Amsterdam, ora il 2-1 anche a Bologna. Ancora sofferto ma importante per la squadra bianconera, alla rincorsa di un posto in Champions League. I rossoblu di Colomba hanno provato più volte a mettere in difficoltà la squadra di Zac e anche la fortuna ha girato dalla parte giusta salvando la porta in occasione dell'opportunità sprecata da Gimenez e dando il vantaggio subito dopo con la rete di Candreva.
BUFFON SULLA FORTUNA - Proprio su questo aspetto si sofferma Gigi Buffon che, dopo il palo di De Jong all’Amsterdam Arena, al Dall’Ara è stato aiutato dai legni sui tiri di Adailton e Gimenez: «Tutti sappiamo quanto gli episodi siano importanti. Contro l’Inter, per colpa di una deviazione della barriera, siamo usciti dalla Coppa Italia. Oggi invece sono stato aiutato sulla punizione di Adailton. Sull’azione di Gimenez, in pochi pensavano che avrebbe sbagliato, ma se io e Grygera non ci avessimo creduto forse il gol lo avremmo preso lo stesso. Oggi forse abbiamo sofferto di più del solito, ma se abbiamo vinto è merito anche dei miei difensori. Adesso la squadra è viva, ci crede e vince. Non eravamo più abituati a tre vittorie in una settimana, ora dobbiamo continuare così e non sorprenderci più per questi risultati». 

CANDREVA - Il primo gol con la Juve di Antonio Candreva è stato decisivo per la vittoria sul Bologna. Il giocatore romano, arrivato a gennaio dal Livorno, non sta nella pelle per la felicità: «È stata una grande emozione - racconta Candreva -. Del Piero è stato grandioso con quel passaggio che mi ha messo davanti alla porta. Dopo il gol sono subito corso dal team manager Boaglio che me lo aveva pronosticato da giorni. Voglio scusarmi con il pubblico per il gesto che ho fatto (dito indice davanti alla bocca per zittire i tifosi rossoblu, ndr), è stato istintivo e non volevo offendere nessuno. Una dedica? A me stesso, alla mia famiglia e alla mia ragazza. Sono contento per questo mio primo periodo alla Juve in cui sono riuscito subito ad ambientarmi grazie all’aiuto di tutti i miei compagni».

DIEGO - Diego che si sblocca (da un po’, ormai: Zac, taglio netto col pas­sato) e Diego che sblocca le partite. Diego che fa gol, Diego che balla il samba. Diego che fa pure proseliti a giudicare dal modo in cui Candreva lo ha sostituito in tutto e per tutto, segnando pure lui. Diego che a questo punto - sia pure non ancora al massimo del rendimento ­comincia a spazzar via le critiche di chi con impa­zienza e fregola eccessiva era già pronto ad etichet­tarlo come un giocatore sopravvalutato (anche in senso meramente econo­mico) e non in grado di fa­re la differenza. E invece, proprio a dispetto di chi storceva il naso, ecco che l’asso brasiliano si rivela, partita dopo partita, fon­damentale. Anche un po’ bomber. Forse, bastava so­lo metterlo a proprio agio in campo... L’asso brasi­liano sa che la strada da fare - per lui e per la squadra - è ancora lunga e non ignora il fatto che il successo rimediato contro il Bologna sia stato soffer­to e fors’anche fortunato, ma pure da questo spunto trae motivo di conforto e ottimismo. Si carica: «Beh, se vinciamo una partita così, dimostrando di saper soffrire, lottare, reagire vuol dire che va tutto bene. Noi abbiamo innanzitutto bisogno di punti e di prendere fidu­cia, tutte cose che stanno arrivando. Tre successi di fila vogliono dire tanto per il morale. E se la te­sta sta bene, di conse­guenza anche il gioco mi­gliora: infatti, già ora, riu­sciamo a trovarci di più e a fare azioni importanti. E’ una questione psicolo­gica: adesso ogni volta che scendiamo in campo sap­piamo che possiamo vin­cere» .
VOLARE, SI PUO’ - Vince­re aiuta a vincere, appun­to. Un concetto che Zac­cheroni ha ribadito più volte, inculcandolo nella testa dei suoi. E l’autosti­ma va a braccetto con l’ambizione, ragion per cui - guai se non fosse co­sì - Diego assicura: «Aver riconquistato il quarto po­sto dopo più di un mese è ovviamente importante, ma si tratta soltanto di un punto di partenza. Riba­disco, punto di partenza. Inutile lanciarsi in pro­clami e parlare di corsa al Milan però: occorre fare, non parlare» . Passando oltre le polemiche, anche («Possibile tocco di mano di Del Piero? Questa pro­prio non la sapevo, non se n’è parlato manco negli spogliatoi») . Meglio, in­somma, «concentrarci su noi stessi senza sprecare energia in merito agli al­tri, con la piena consape­volezza del fatto che que­sta Juve può volare» .
CAMBIO - E anche Diego può volare. Finché resta in campo, almeno... Non è certo entusiasmo quello che emana il trequartista quando gli si fa notare che ultimamente è spesso oggetto di sostituzione, ma con buona diplomazia il brasiliano assicura che «l’unica cosa che conta è il risultato, io sono a di­sposizione di Zacchero­ni» . L’occasione torna tut­tavia buona per specifica­re che alla base del suo cambio non c’erano moti­vi fisici di rilievo: «Nulla di speciale. E’ vero che magari ultimamente ho disputato 70, 80 minuti per gara. Ma ho sempre giocato, ciò significa che un po’ di stanchezza ci può stare».

 (Fonte: Juventus.it - TuttoSport.com)

Autore: a-iender Categoria: Home - News Ore: 15:22 Commenta

venerdì, 19.02.10

EUROPA LEAGUE: AJAX - JUVENTUS 1-2

La Juventus espugna Amsterdam!!

L'attaccante si sblocca anche in Europa segnando due reti di testa. I lancieri erano andati in vantaggio al 17' con un contropiede di Sulejman. Del Piero show su entrambe le marcature bianconere. Ora gli ottavi di Europa League sono più vicini. In campo anche Trezeguet negli ultimi dieci minuti. Palo di De Jong al 78'. Rosso a Salihamidzic nel recupero. Scontri prima della partita fra le due tifoserie.

AMSTERDAM, 18 febbraio - Del Piero crea, Amauri concretizza. La vittoria della Juventus ad Asmterdam porta la firma dei due attaccanti bianconeri. Nell'andata dei sedicesimi di finale di Europa League, la squadra di Zaccheroni parte male, andando sotto al 17' a causa di un gol dell'attaccante Sulejmani in contropiede (Zebina e Buffon non incolpevoli). La Juventus soffre dietro anche a causa di uno Zebina a dir poco sbadato e un'avversaria in grado di regalare velocità ed imprevedibilità con le giocate del gioiello Suarez.
DEL PIERO, CHE SPETTACOLO! - La Juve ha però il merito di continuare a crederci e a tenere testa ai lancieri soprattutto in mezzo al campo. Zaccheroni chiede ordine e calma e la squadra lo ripaga subito al 31' con il pareggio firmato Amauri su assist di De Ceglie. Nell'occasione del gol è degna di nota una super giocata di Del Piero che regala un tunnel e un assist di tacco.
SUPER AMAURI - Il pareggio regala nuove energie alla Juve che nella ripresa lascia negli spogliatoi Zebina e propone al suo posto Grygera. L'Ajax continua ad insistere e mantiene un pressing costante ma i bianconeri sono pronti a ripartire e al 58' mettono la freccia andando ad infilare ancora una volta la porta avversaria. Il merito è tutto di Amauri, bravo a sfruttare al meglio con un perentorio stacco di testa un assist al bacio di Del Piero.
PALO PER L'AJAX - Il vantaggio costringe l'Ajax a buttarsi tutto in attacco alla disperata ricerca di un pari e permette alla squadra di Zac di ripartire in contropiere. Il risultato, nonostante un palo colpito da De Jong al 78' minuto, non cambierà più. Da segnalare l'ingresso in campo negli ultimi dieci minuti di Trezeguet, al posto di un deludente Diego. Nel recupero rosso diretto a Salihamidzic, appena entrato in campo, per un'entrata scomposta su un avversario a metà campo.
SCONTRI PRIMA DEL VIA - Sono circa 200 le persone coinvolte, tra italiani e olandesi, negli incidenti avvenuti prima della partita tra Ajax e Juventus, nei pressi della stazione centrale di Amsterdam. Gli italiani sono perlopiù residenti in Olanda e si stavano recando allo stadio per assistere alla partita. Sono stati attesi da alcuni supporter dell'Ajax, che volevano 'punirli' per il loro gemellaggio con l'Aja, squadra olandese rivale di quella di Amsterdam. È intervenuta la polizia, che peraltro aveva previsto questa eventualità, ed è riuscita a sedare i disordini, ma resta ancora alto l'allarme in città anche a un'ora dal termine della partita.

DEL PIERO - «Ringrazio molto Zaccheroni per le belle parole che è venuto a dirmi personalmente e anche tutti i miei compagni per la bella prova di questa sera». Così Alessandro Del Piero, uno dei protagonisti della vittoria della Juventus contro l'Ajax ad Amsterdam, esprime la propria soddisfazione. Alla domanda ironica e provocatoria: quanti anni hai? Il capitano risponde con altrettanta ironia: «35 e mezzo ma non me li sento. Sto bene e voglio andare avanti il più possibile».
 
AMAURI - Due gol di testa per risorgere ed uscire definitivamente dal letargo. Amauri è tornato ed è stato il protagonista della vittoria bianconera contro l'Ajax: «Sono contento, felice. Ci voleva, non vedevo l'ora, spero solo di continuare perché è importante. Sono uscito dolorante perché il nervo sciatico è un po' infiammato ma non è niente di preoccupante. Con me è cresciuta tutta la squadra, ora quando arriva il pallone davanti riusciamo a buttarla dentro. Mi sono arrivati due bei cross».
 
ZACCHERONI - Blitz europeo sofferto ma riuscito quello della Juve del nuovo corso Zaccheroni:«Avevo messo in preventivo che si dovesse soffrire, l'avevo detto anche ai miei giocatori: all'Ajax può mancare qualche personalità sul piano individuale ma sul piano collettivo riescono ad esprimersi bene. Abbiamo colto un risultato che non ci qualifica ancora ma che è molto importante».
AMAURI HA FATTO IL SUO - Elogi per Amauri? Zac ci credeva anche prima di questi gol: «La grande partita di Amauri? Ripeto quello che ho detto quando ancora non si sbloccava: con lui non si gioca mai in 10, sa giocare spalle alla porta e benissimo fronte alla porta. Lo siamo andati a cercare davanti alla porta e lui ha fatto quello che sa fare».
 
LEGROTTAGLIE - Nicola Legrottaglie è protagonista di un collegamento telefonico su Juventus Channel dallo stadio Amsterdam Arena. Soddisfatto della vittoria e della prova della squadra, commenta così la vittoria: «Finalmente abbiamo vinto due partite di fila. Abbiamo giocato una grande gara contro una grande squadra, questa vittoria ci dà autostima e fiducia per trovare una serie di risultati positivi già da domenica». Gli chiedono un commento sui nuovi schemi di Zaccheroni: «Come vedete anche quando si comincia con la difesa a quattro, poi nel corso della gara diventa a tre. Questo significa che il modulo conta poco, conta invece che ci stiamo abituando agli schemi di Zaccheroni e ora ne vediamo i primi frutti».Sull’avversario il difensore bianconero racconta: «L’attacco dell’Ajax ha un grande futuro, sono giocatori da seguire anche se però non è facile giudicarli quando giocano in campionati come quello olandese, il nostro è un’altra cosa. A livello di squadra, sono forti, giovani, corrono tutti, in casa sono molto pericolosi. Anche dalle altre partite mi pare si sia capito che l’Europa League è un campionato di tutto rispetto, sarebbe importante andare avanti in questa competizione». Quando gli chiedono come si trovano le forze per giocare tre partite in una settimana, Legrottaglie ride e risponde: «Non è facile, ma il mister saprà gestire questa situazione. Comunque è vero che più vinci e più hai voglia di proseguire questo cammino: la stanchezza non la senti».
Autore: a-iender Categoria: Home - News Ore: 04:51 Commenta

lunedì, 01.02.10

JUVENTUS - LAZIO 1-1

L'EFFETTO ZAC NON BASTA!

LA JUVE NON TROVA LA VITTORIA!

TORINO, 31 gennaio - L'effetto Zac non è bastato. La Juve non va oltre l'1-1 contro la Lazio al termine di una gara dominata per lunghi tratti. Passati in vantaggio al 25' della ripresa grazie ad un rigore di Del Piero, i bianconeri hanno subito l'ennesima rimonta nel finale. Il pareggio di Mauri lascia la Juve quinta a -4 dal Napoli, mentre la coppia Milan-Roma è distante ora 7 punti.
L'APPROCCIO - Eppure l'approccio alla gara dei bianconeri è stato finalmente aggressivo e senza sbavature. In avvio il nuovo tecnico conferma il centrocampo a rombo con il trio Candreva-Felipe Melo-Sissoko. In difesa Grygera vince il ballottaggio con Caceres sulla destra. Ballardini, invece, schiera in attacco con Zarate-Cruz relegando Rocchi in panchina. Nonostante l'ostilità dell'ambiente (prima e durante la gara le curve hanno contestato Blanc e Secco), la Juve spinge senza risparmiarsi. Al 21' Diego da venticique metri impegna Muslera in un difficile intervento. La Lazio soffre, ma nel finale di tempo si fa vedere con un rasoterra di Mauri deviato in angolo da Manninger.
ALEX NON BASTA - Nella ripresa la Lazio prova ad avanzare, regalando inevitabilmente più spazio alle incursioni bianconere. Al 6' Candreva si esibisce in un'incisiva percussione centrale, ma Muslera è bravo a respingere la conclusione dell'ex giocatore del Livorno. Tre minuti dopo ci prova Diego dalla distanza, ma questa volta è il palo a ribattere il tiro. La Juve continua a premere e al 25' trova il vantaggio: contatto tra Del Piero e Diakitè in area laziale, per Saccani è rigore (tra le vibranti proteste dei biancocelesti). Il capitano bianconero non si fa pregare e dal dischetto supera Muslera. La Lazio non ci sta e 8' dopo, su cross di Zarate, Mauri sorprende la difesa bianconera firmando l'1-1 che taglia le gambe alla Juve. Anche Zaccheroni esce tra i fischi dell'Olimpico.
 
DIEGO - «Margini miglioramento? Tutta la squadra ha fatto meglio, siamo migliorati molto ma dobbiamo migliorare di più per vincere». Dopo il pari 1-1 con la Lazio nel giorno dell'esordio del nuovo allenatore della Juve Alberto Zaccheroni, il fantasista brasiliano bianconero Diego è convinto che la sua squadra abbia giocato meglio, anche se non è stato sufficiente per vincere. «Non dobbiamo solo giocare bene - ammette Diego ai microfoni di Sky - ma dobbiamo vincere. Abbiamo giocato meglio ma loro hanno pareggiato, adesso dobbiamo allenarci. Abbiamo una settimana per questo e pensare alle prossime partite».
 
ZACCHERONI - «Credo in questo organico, questa sera ci abbiamo messo la voglia. Ci sarà un crescendo». Nonostante il pareggio contro la Lazio, Alberto Zaccheroni non si perde d'animo e prova ad analizzare l'1-1 contro i biancocelesti. «Abbiamo commesso degli errori - ha spiegato il tecnico della Juve a Sky - anche se abbiamo tentato di fare la partita. C'è stata troppa frenesia e voglia di strafare, c'è tanta rabbia da sbollire perché questa squadra cerca il risultato con troppa frenesia. A volte ci accentriamo troppo, giocando poche sulle fasce. Oggi avevamo pochi centrocampisti, dobbiamo migliorare sia in fase di interdizione che in fase di rilancio. Così diventa difficile. Diego e Del Piero hanno giocato vicini, a tratti anche troppo. Diego secondo me deve andarsi a cercare spazio anche sulle fasce. Spero di ottenere i risultati tali da farmi offrire una pizza da chi verrà eventualmente al mio posto. Io ho un accordo fino a giugno, poi si vedrà. A me piace vincere e qui c'è la possibilità di farlo».
 
BETTEGA - «Adesso non ci resta che sperare in un filotto». Gior­gio Chiellini come al solito ci mette sempre la faccia, indica la strada: «La formula giusta è quella di indovinare una serie di risultati, un po’ come hanno fatto Milan, Roma e Napoli. E’ l’unica possibilità che abbiamo per arrivare bene anche all’e­sordio in Europa League con­tro l’Ajax». Il centrale livorne­se guarda avanti, senza na­scondere i problemi che anco­ra coinvolgono la sua Juve: «Sarebbe servita una vittoria. Comunque si è visto qualche segnale buono anche se il lavo­ro da fare è ancora parecchio. Nell’ultima mezz’ora si è fatta sentire la stanchezza: sincera­mente dopo l’1-1 avrei fischia­to la fine. Ovvio, poi, che in questo periodo ci manchi un pizzico di sicurezza». Chiellini appoggia il progetto Zac («Sia­mo a sua completa disposizio­ne, in questo momento pensia­mo solo a ripartire con lui») ma allo stesso tempo non dimenti­ca Ciro Ferrara. Anzi. «E’ nor­male che il suo esonero ci ab­bia rammaricati: come era successo anche con Ranieri, quando salta un tecnico il fal­limento è anche dei giocatori».
LE CRITICHE - Davanti alla telecamere di Juve Channel il vice dg Roberto Bettega si la­scia invece andare nei giudizi. «Purtroppo non è un periodo fortunato per noi, ci fanno un tiro in porta per tempo e un gol lo subiamo sempre... Non riu­sciamo a portare a casa il ri­sultato, anche quando lo meri­tiamo ». Qualche critica alla di­fesa, ma neppure l’attacco è esente da colpe. «Se la Juve do­mina la partita, allora deve concretizzare. Invece facciamo fatica a segnare, anche se ab­biamo impegnato molto Mu­slera e colpito un palo ester­no ». Bettega è comunque sod­disfatto di Zac («Ha detto bene, la Juve deve tornare a cresce­re »), ma non nasconde la preoccupazione per la trasfer­ta di Livorno, quando manche­ranno Grygerae Sissoko per squalifica: «Una situazione che non ci agevola, tanto più che èparecchi giocatori impor­tanti sono ancora fermi in in­fermeria ». L’ultima considera­zione va ai tifosi, che hanno continuato nella contestazio­ne: «E’ un momento difficile e fanno anche fatica a capire che, agendo così, rendono an­cora più critica la situazione. Quando i giocatori, dopo esse­re passati in vantaggio, si con­traggono per paura di perdere, la colpa è anche dell’ambien­te ».
 
ULTIMA TENTAZIONE - L’ul­tima tentazione della Juve arriva dall’Olanda: gioca nel Twente ed è il brasiliano Franco Texeira Douglas, 22 anni, vera forza della natura. E’ stato visiona­to in più di una circo­stanza e le relazioni so­no sempre state positive. I dirigenti bianconeri nei prossimi giorni prove­ranno a cominciare una trattativa che non è im­possibile. In un primo momento gli olandesi hanno sparato dieci mi­lioni ma ci sono i margi­ni per trovare un’intesa. Insomma, questo nuovo nome potrebbe spuntarla sugli altri perché la squadra ha assolutamen­te bisogno di rinforzare la difesa. Per questo Douglas potrebbe arriva­re assieme a Bonucci, il giovane che i bianconeri hanno a portata di mano. Basterebbe sacrificare a titolo definitivo Almiron che, comunque, non rien­tra più nei piani della Juventus. Giorgio Peri­netti, direttore sportivo del Bari, ne discuterà presto con il collega Alessio Secco.
 
(FONTE: TUTTOSPORT)
Autore: a-iender Categoria: Home - News Ore: 14:16 Commenta

martedì, 19.01.10

JUVE NEL PIENO DELLA CRISI

LE SOLUZIONI PER LA PANCHINA

TORINO, 19 gennaio - «Ciro Ferrara non è il problema», sostiene Roberto Bettega. In effetti lo sono i suoi colleghi. Di Ferrara intendia­mo, in quanto incapaci di con­vincere del tutto la dirigenza juventina (che invece rimpian­ge di avere perso il treno Man­cini). Infatti soltanto la man­canza di convergenza sul no­me del traghettatore ha con­sentito all’attuale tecnico di conservare la propria panchi­na aldilà di ogni previsione, di ogni logica. Eppure, come ve­dremo, la lista dei tecnici dispo­nibili non si esaurisce con il so­lo Guus Hiddink, che peraltro sembra ormai avviato a convo­lare a nozze con il Liverpool (li­berando, nel caso, Rafael Be­nitez). Tra i tecnici in cerca di sistemazione - e che potrebbe­ro rimettersi in gioco accettan­do il ruolo scomodo di traghet­tatore -, figurano nomi storici come Giovanni Trapattoni, ex campioni come Michael Lau­drup e Marco Van Basten e allenatori dal passato impor­tante e dal presente meno de­finito come Alberto Zacchero­ni e Juande Ramos. Tutte so­luzioni, beninteso, che contem­plano un margine di rischio, ma in tutta onestà l’opzione più pericolosa per le sorti bian­conere ci sembra proprio quel­la adottata ieri pomeriggio dal­la dirigenza juventina: confer­mare un generale che ha per­so non soltanto sette delle ulti­me dieci battaglie, ma anche la fiducia della sua truppa.
ONEROSO - Partiamo da Hid­dink, comunque.Lo facciamo per dire che a questo punto l’o­landese è un’opzione poco cre­dibile, perché altrimenti non si spiegherebbe tanto tergiversa­re. L’olandese in effetti piace a chi decide delle sorti biancone­re, ma non al punto da affidar­gli un progetto a lunga scaden­za e certo non aiutano le sue richieste economiche. Il tipo, infatti, dopo essere stato a li­bro paga di Roman Abramo­vich si è abituato bene.
INTRIGANTI - Michelino Lau­drup invece l’italiano lo parla, anche se la lunga esperienza spagnola (seguita a quella ju­ventina) ha lasciato tracce evi­denti nell’eloquio e nell’accen­to. Ottimo agli esordi nel Broendby (accoppiata campio­nato- coppa nel 2005-06), digni­toso sulla panchina del Getafe (condotto a una tranquilla sal­vezza), Laudrup ha sostanzial­mente fallito sulla panchina del Cska Mosca, ultimo club al­lenato, che infatti l’ha esonera­to nell’aprile 2009. Fautore di un gioco spettacolare e offensi­vo, il danese potrebbe garanti­re una già importante espe­rienza internazionale. Carat­teristica che lo accomuna - va­le pure per lo stile ineccepibile - a Marco Van Basten, anche se l’esperienza più significativa dell’ex bomber milanista non è legata a una squadra di club (alla guida dell’Ajax ha combi­nato poco) ma alla nazionale olandese. Durante la sua ge­stione, durata quasi un qua­driennio, Sneijder e compagni hanno giocato un ottimo calcio, subendo però brucianti elimi­nazioni agli ottavi del Mondia­le 2006 e ai quarti dell’Euro­peo 2008. Belli e velleitari. Il dubbio è che il giudizio si pos­sa estendere allo stesso Van Basten.
AFFAMATI - Juande Ramos è invece accomunato a Laudrup dal pessimo ricordo di quanto gli è accaduto al Cska Mosca, un intermezzo durato, nel suo caso, appena 3 mesi. E’ bene ri­cordare, però, che lo spagnolo prima di intraprendere l’av­ventura moscovita aveva mes­so in bacheca due coppe Uefa (2006 e 2007 con il Siviglia) una coppa di Lega inglese (Tot­tenham 2008) e una coppa di Spagna (2007). Non poco, un pensierino lo meriterebbe. Co­sì come pensa di meritarlo Al­berto Zaccheroni, per i suoi trascorsi milanesi più che per quelli torinesi.
SEMPREVERDE - Rimane Giovanni Trapattoni. Il più vincente, il più esperto nel ge­stire situazioni complesse. Il più giovane se non vi fidate tanto dell’anagrafe, quanto delle impressioni. Chi gli è vi­cino sostiene che il Trap sareb­be felice di accettare una for­mula part time per i prossimi 4 mesi, a patto di mantenere anche la guida dell’Irlanda. Per il tecnico di Cusano Mila­nino sarebbe una sorta di chiu­sura del cerchio di una carrie­ra grande, per la Juve un mo­tivo di fiducia in più. Poi verrà il tempo di (ri)programmare il futuro. Con la qualificazione alla Champions in tasca sareb­be più facile. Anzi, plus facile.

CANDREVA IN ARRIVO

GLI EVENTI - Spieghiamo: in teoria l’eliminazione del forte centrocampista bian­conero dalla Coppa d’Afri­ca avrebbe potuto raffred­dare gli entusiasmi della dirigenza di corso Galielo Ferraris nei confronti del gioiellino del Livorno, tut­tavia gli ulteriori sviluppi a tema che ha offerto la giornata di ieri hanno con­tribuito a far levitare le quotazioni della Juventus. Juventus che in serata ha felicemente appreso d’esse­re diventata l’unica pre­tendente di spessore rima­sta sulle tracce di Candre­va. Ieri si sono incontrati i dirigenti di Genoa ( l’altra società intenzionata a rile­vare il giocatore) e Udine­se ( che del giocatore, in prestito in Toscana, detie­ne il cartellino). Risultato del summit, un nulla di fatto condito da una am­missione di ritirata da par­te dei rossoblù. «Candreva non ci interessa più, ci te­niamo Zapater e puntiamo su di lui». Questioni econo­miche, questioni tattiche. Fatto sta che Roberto Bet­tega e Alessio Secco hanno sorriso all’idea di non do­ver essere trascinati in un’asta al rialzo ritrovan­dosi piuttosto in una posi­zione privilegiata.
LA TATTICA - Dal canto lo­ro i bianconeri, ieri, aveva­no lanciato una sorta di ul­timatum all’Udinese. Sa­pete che vogliamo Candre­va, sapete che lo vogliamo in prestito con diritto di ri­scatto a fine stagione. Stes­so discorso, grossomodo, con il patron amaranto Al­do Spinelli, il cui nulla osta all’operazione è fonda­mentale. Sino a tardo po­meriggio inoltrato il nume­ro uno dei toscani ha avu­to buon gioco a tenere alto il tiro: «Alla Juventus ho chiesto giocatori, perché non posso privarmi di un talento così senza avere nulla in cambio. Se mi dan­no uno come Giovinco o De Ceglie, oppure un altro che può servire al mio alle­natore, posso anche agevo­lare il centrocampista che comprensibilmente sogna di andare in una grande. Altrimenti non cedo. Non dimentichiamo, del resto, che c’è anche il forte inte­resse del Genoa».

JUVE O RIPARTI O AFFONDI

TORINO, 18 gennaio - È stato Giorgio Chiellini il miglior difensore della scorsa stagione, durante la quale ha messo insieme trentasette presenze condite da cinque reti (ventisette presenze e quattro gol sol in campionato). Lo hanno decretato i suoi stessi colleghi, che gli hanno assegnato l’Oscar del calcio 2009, appunto come miglior difensore. Il gran galà per la consegna del premio dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori), giunto alla sua tredicesima edizione, si è tenuto all’Auditorium di Milano, dove erano presenti tanti protagonisti del nostro campionato, e dove il bianconero ha commentato la situazione della Juve: «Le critiche sono anche normali, abbiamo perso sette partite delle ultime dieci e credo che non sia mai successo nella storia della Juve. Stiamo cercando di dare più del 100% ma non riusciamo a venirne fuori, è da un po' che ripetiamo le stesse cose, dobbiamo tornare a lavorare come sappiamo perché ci aspetta una settimana cruciale, tra Roma e Coppa Italia: possiamo rilanciarci ma anche affossarci. Farà piacere vedere Ranieri ma avrei preferito che fosse più lontano in classifica».
TUTTI CON CIRO - Il difensore bianconero e lo spogliatoio continuano a fare quadrato attorno al tecnico: «Siamo tutti con Ferrara e tutti sulla stessa barca, l'ho detto anche ieri, la volontà è quella di andare avanti con Ciro, non spetta a me ma spero sia così. Così come spero che i tifosi sappiano che diamo sempre l'anima. I cori su Balotelli? Tutto tranne che razzismo »
DERBY? DIPENDE - La lotta scudetto vissuta da spettatore fa male a Chiellini: «Il derby? Dipende da quanti calciatori a centrocampo recupererà l'Inter. Non è la stessa che abbiamo incontrato, a noi come ora e dispiace dirlo la lotta scudetto non interessa».

JUVE, UNA SQUADRA ALLO SBANDO

TORINO, 19 gennaio - C’è chi si arrabbia, chi se ne frega, ma non si può parlare di spogliatoio spacca­to, semmai allo sbando, privo di una vera e credibile guida e senza una direzione morale e tattico. La squadra al centro della crisi è soprattutto diso­rientata, non riesce a trovare risposte alle domande che si pone e non riesce a trovare le energie mentali (e forse anche fisiche) per risollevarsi.
LA RABBIA - Nello spogliatoio, al termine della partita con il Chievo, si respirava un’atmo­sfera lunare. Il gruppetto dei senatori era furibondo, gente come Buffon, Cannavaro, Del Piero e Chiellini schiu­mavano rabbia. Altri erano ba­siti e silenziosi, quasi incredu­li dell’ennesimo clamoroso ro­vescio. Altri ancora appariva­no indifferenti, al limite del menefreghismo. Ognuno me­tabolizza la sconfitta come vuo­le (e può), ma certi atteggia­menti colpiscono e fanno pen­sare. Fanno pensare che una parte della squadra sta, forse, attendendo l’esonero di Ferra­ra senza profondersi in grossi sforzi per reagire. Così se è ve­ro che nessuno gioca contro il tecnico, c’è qualcuno che sicu­ramente non gli gioca a favore e tira a campare.
FUORI CONTROLLO - Fer­rara, insomma, non ha più il controllo totale del gruppo che dovrebbe guidare e la fi­ducia ricevuta dai dirigenti a più riprese non sembra aver consolidato quella di una par­te della squadra. Nodale, se­condo alcuni giocatori, è sta­to il confronto con squadra­dirigenza prima della sfida di coppa Italia contro il Napoli. In quell’occasione Blanc e Secco avevano chiesto il pa­rere sull’eventualità di conti­nuare con Ferrara. La squa­dra aveva ribattuto che quel­le non erano decisioni che spettavano a loro, ma ai diri­genti. Al di là della risposta, però, alcuni di loro avevano colto incertezza da parte del­la società.

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lunedì, 11.01.10

JUVENTUS - MILAN 0-3

UNA JUVE IRRICONOSCIBILE...ORMAI NON C'E' PIU'

Ora il Napoli è 3°, Juve 4°. Ranieri a -1. SERVE HIDDINK!!!!

TORINO, 10 gennaio - La vittoria di Parma aveva restituito un po' di ottimismo alla Juve. Il Milan di Leonardo la fa riprecipitare di nuovo nella depressione. Brutta gara dei bianconeri che prendono tre ceffoni dai rossoneri: gol di Nesta e doppietta Ronaldinho, tutti sugli sviluppi di corner. Adesso la squadra di Ferrara è a 12 punti dall'Inter capolista, 3 dal Milan secondo e a pari punti con il Napoli. Con la Roma alle calcagna un solo punto sotto.
LA PARTITA - Nessuna novità nelle formazioni iniziali. Ferrara sceglie Grosso a sinistra (fuori De Ceglie), mentre per Leonardo scelte obbligate visti i forfait di Pato, Zambrotta e Seedorf. Al 13' Diego parte dalla sinistra e si accentra in area: il suo tiro a giro finisce non lontano dal palo della porta difesa da Dida. Il Milan passa in vantaggio al 29'. Calcio d'angolo battuto da Pirlo, Felipe Melo sul primo palo cicca maldestramente il pallone, che finisce sui piedi di Nesta sistemato davanti alla porta: per il difensore è un gioco da ragazzi segnare. La Juve non riesce a reagire. Solo Chiellini cerca di svegliarla su azione di calcio d'angolo: in seguito ad una mischia, il difensore sfrutta una indecisione della difesa e in scivolata prova a beffare Dida. Il portiere, però, si ritrova la palla addosso e riesce a respingere. Lo stadio a questo punto comincia ad invocare Del Piero. Il Milan fa ancora paura: Thiago Silva lascia partire un gran destro che Manninger devia a fatica. Sul corner seguente inzuccata pericolosa di Ronaldinho.
LA RIPRESA - La ripresa comincia senza novità di formazione. Subito un' occasione ancora per Chiellini. Amauri stacca di testa su calcio d'angolo, la palla finisce dalle parti del difensore che però non riesce a colpire bene a pochi passi dalla porta. Dall'altra parte risponde Beckham, pericoloso in girata dopo un rimpallo all'interno dell'area. Il popolo bianconero comincia a contestare e invoca ancora Del Piero. Il capitano entra al 15' al posto di Salihamidzic. Qualche minuto dopo esce Poulsen per infortunio ed entra De Ceglie. Al 23' la Juve rischia molto: incomprensione tra Manninger e Chiellini, la palla finisce a Borriello che non riesce a girarsi prontamente. Ma è solo questione di tempo per il gol del Milan: Ronaldinho, con una deviazione di De Ceglie, raddoppia con un colpo di testa ancora su calcio d'angolo. I tifosi della Juve non ne possono più e una parte lascia lo stadio a un quarto d'ora dalla fine del match. Cala la nebbia sulla Juve e anche sull'Olimpico. Tanto che è difficile vedere il tris di Ronaldinho, ancora sugli sviluppi di un calcio d'angolo, che rende ancora più umiliante la sconfitta della squadra bianconera.

CHIELLINI - Giorgio Chiellini è schietto, come sempre: «È stata una disfatta, non si può perdere 3-0 in casa., ci siamo fatti tre gol da soli - dice ai microfoni di Sky Sport 24 - Le colpe sono di tutti, mie in primis. Ci dobbiamo fare un esame di coscienza, non può essere questa la Juve. Non credo che questa notte dormiremo facilmente. Ora dobbiamo essere realisti: è troppo importante arrivare tra le prime tre. Gli obiettivi ci sono, non possiamo essere demotivati a sei mesi dalla fine del campionato. Dobbiamo dare tutti di più e dare una svolta a questa situazione. Obiettivamente nella Juve chi scegli scegli deve fare di più di così: siamo 25 considerati grandi giocatori, a prescindere dalle scelte di Ferrara. Le colpe sono di tutti, dispiace far cadere il tutto sul tecnico. Io sono convinto che tutti possiamo dare di più a prescindere dall’allenatore: l’entusiasmo dato all’inizio a Ferrara non c’è stato piùLa tifoseria che contesta? Siamo abituati a certe pressioni: è normale che protestino, ovvio che sarebbe meglio il tifo fino al 90’. In Italia è così: ma sta a noi tirarli dalla nostra parte».

FERRARA -  Si presenta a Sky ma comunica di non volersi dimettere, nonostante tutto. «Una resa? E’ evidente che il punteggio di 0-3 è netto, maturato di sicuro su tre situazioni di palle inattive, che ci sono costate tanto in altre situazioni. A quel punto non avevamo più momento molto difficile in cui venivamo punito alla prima occasione. Eravamo partiti bene senza creare, ma chiudendo bene il Milan. La scelta del 4-4-2 frena la Juve? La Juve ha cercato lanci lunghi per Amauri difficili da giocare, adattando questo sistema ci sarebbe voluta grande spinta dalle fasce, abbiamo rischiato meno anche se non si vede dal risultato e ci dà più difficoltà in fase offensiva. Il cambiamento non è andato bene, evidentemente».
«NON ME NE VADO» - «Gli allenatori sono sempre in discussione? Non penso di rischiare il posto, sono molto concentrato più su quello che c’è da fare per invertire la tendenza negativa, tutto il resto non deve spettare a me non decido io. Le mie forze le impiego con la squadra per superare il momento, qualsiasi decisione da me sarà accettata. Io non lascio la barca: non sono fatto così, io è il mio modo di essere. Farò di tutto per cambiare le cose. L’ambiente è difficile e capisco la delusione, comprensibile e quindi sarà solo il nostro atteggiamento a poter far cambiare lo stato d’animo dei tifosi. C’è sconforto da parte di tutti: molta delusione dei tifosi che ci sta. Ci dispiace, dobbiamo provare a invertire le cose. Ora non possiamo porci obiettivi, l’obiettivo è ritrovare l’entusiasmo di inizio stagione».
CAMBIO DI MODULO - «La via d’uscita? In questo momento ci penalizzano le tre situazioni di palla inattiva, ma ho cambiato modo di giocare in virtù delle assenze. Per forza dovevo farlo. Non mi ha chiesto la squadra di passare al 4-4-2. Le difficoltà erano evidenti, c’erano assenze importanti che impedivano di giocare col sistema precedente: ho deciso io, il 4-4-2 e mi assumo le responsabilità. Per giocare al calcio serve una condizione ottimale, ma soprattutto l’entusiasmo di inizio stagione».

POULSEN – La fortuna è cieca, mentre la sfiga ci vede benissimo e così tra i tanti che potevano farsi male nella serataccia contro il Milan la contusione profonda al perone (in corso le radiografie) con un taglio che richiede una profonda sutura tocca a Christian Poulsen, proprio nella sera in cui Tiago saluta la compagnia per andare in prestito a Madrid, destinazione Atletico. Fiato sospeso in casa Juve: al gruppo di Ferrara manca anche Sissoko, impegnato per un mese in Coppa d’Africa.

I 10 Motivi per cui Ferrara dovrebbe dimettersi.

di Sante Tricarico - vicedirettore del sito WWW.JUVENEWS.NET

1) 53 milioni spesi sul mercato estivo sacrificati sull'altare della costante indecisione tattica. Dubito ci sia un modulo che ancora non sia stato provato da Ferrara

2) Assenza totale di qualsivoglia forma di organizzazzione di gioco: offensiva e difensiva. Da sottolineare che con Ranieri (arrivato a un solo punto di distanza) era ben chiara almeno l'identità difensiva.

3) Sbagliata gestione di Del Piero: vederlo desolato in panchina con l'abulico Amauri in attacco, è una cosa raccapricciante.

4) Problema infortuni peggiorato rispetto allo scorso anno. E riuscire a peggiorare quel dato era più difficile che vincere campionato e champions. La scusa di Vinovo non regge più.

5) Mancanza di carattere e determinazione: Alla squadra manca del tutto quel carattere che è sempre stato la forza della Juventus: se questa Juve giocasse contro quella che vinse la serie B, perderebbe sonoramente. Basta dire che su 11 volte che ci siamo trovati in svantaggio non abbiamo MAI vinto e abbiamo perso ben 9 (!!!) volte.E' compito dell'allenatore anche quello di caricare la squadra.

6) Incapacità nel gestire i cambi: più volte nel corso della stagione sono ci sono stati cambi sbagliati o cambi necessari non effettuati. O avvenuti in ritardo.

7) Giocatori non messi in condizione di rendere al massimo: Marchisio relegato sulla fascia è l'esempio più clamoroso. per non parlare di Diego, inzialmente quasi centrocampista.

8) Spogliatoio sgretolato: gente che torna dalle vacanza con un giorno di ritardo senza subire alcuna sanzione, "clan dei brasiliani"  che sembra essere un gruppo isolato, vecchia guardia e "facce nuove" che si sopportano a stento, e chi più ne ha più ne metta. In tutto sfascio è evidente la mancanza di personalità del tecnico nel creare un gruppo unito e compatto.

9) Per dare una scossa alla stagione, altrimenti il rischio di finire fuori da tutte le competizioni europee è tutt'altro che pessimismo esagerato

10) Perchè salverebbe la faccia. Non facendolo rischia di perdere anche quella.

Il ricordo del Ferrara giocatore, di Ciro, è ancora ben stampato nella mia mente. Per questo mi dispiace aver dovuto scrivere un'articolo come questo, ma la situazione è veramente drammatica. Ovviamente le colpe non vanno  addebbitate solo a Ferrara, la gran parte sono della dirigenza che però sappiamo che difficilmente andrà via. Quindi Ferrara dimettendosi smetterebbe di prestarsi al gioco di questa indegna società.

 

Autore: a-iender Categoria: Home - News Ore: 06:26 Commenta