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lunedì, 01.02.10
JUVENTUS - LAZIO 1-1
L'EFFETTO ZAC NON BASTA!
LA JUVE NON TROVA LA VITTORIA!

L'APPROCCIO - Eppure l'approccio alla gara dei bianconeri è stato finalmente aggressivo e senza sbavature. In avvio il nuovo tecnico conferma il centrocampo a rombo con il trio Candreva-Felipe Melo-Sissoko. In difesa Grygera vince il ballottaggio con Caceres sulla destra. Ballardini, invece, schiera in attacco con Zarate-Cruz relegando Rocchi in panchina. Nonostante l'ostilità dell'ambiente (prima e durante la gara le curve hanno contestato Blanc e Secco), la Juve spinge senza risparmiarsi. Al 21' Diego da venticique metri impegna Muslera in un difficile intervento. La Lazio soffre, ma nel finale di tempo si fa vedere con un rasoterra di Mauri deviato in angolo da Manninger.
ALEX NON BASTA - Nella ripresa la Lazio prova ad avanzare, regalando inevitabilmente più spazio alle incursioni bianconere. Al 6' Candreva si esibisce in un'incisiva percussione centrale, ma Muslera è bravo a respingere la conclusione dell'ex giocatore del Livorno. Tre minuti dopo ci prova Diego dalla distanza, ma questa volta è il palo a ribattere il tiro. La Juve continua a premere e al 25' trova il vantaggio: contatto tra Del Piero e Diakitè in area laziale, per Saccani è rigore (tra le vibranti proteste dei biancocelesti). Il capitano bianconero non si fa pregare e dal dischetto supera Muslera. La Lazio non ci sta e 8' dopo, su cross di Zarate, Mauri sorprende la difesa bianconera firmando l'1-1 che taglia le gambe alla Juve. Anche Zaccheroni esce tra i fischi dell'Olimpico.
ZACCHERONI - «Credo in questo organico, questa sera ci abbiamo messo la voglia. Ci sarà un crescendo». Nonostante il pareggio contro la Lazio, Alberto Zaccheroni non si perde d'animo e prova ad analizzare l'1-1 contro i biancocelesti. «Abbiamo commesso degli errori - ha spiegato il tecnico della Juve a Sky - anche se abbiamo tentato di fare la partita. C'è stata troppa frenesia e voglia di strafare, c'è tanta rabbia da sbollire perché questa squadra cerca il risultato con troppa frenesia. A volte ci accentriamo troppo, giocando poche sulle fasce. Oggi avevamo pochi centrocampisti, dobbiamo migliorare sia in fase di interdizione che in fase di rilancio. Così diventa difficile. Diego e Del Piero hanno giocato vicini, a tratti anche troppo. Diego secondo me deve andarsi a cercare spazio anche sulle fasce. Spero di ottenere i risultati tali da farmi offrire una pizza da chi verrà eventualmente al mio posto. Io ho un accordo fino a giugno, poi si vedrà. A me piace vincere e qui c'è la possibilità di farlo».
BETTEGA - «Adesso non ci resta che sperare in un filotto». Giorgio Chiellini come al solito ci mette sempre la faccia, indica la strada: «La formula giusta è quella di indovinare una serie di risultati, un po’ come hanno fatto Milan, Roma e Napoli. E’ l’unica possibilità che abbiamo per arrivare bene anche all’esordio in Europa League contro l’Ajax». Il centrale livornese guarda avanti, senza nascondere i problemi che ancora coinvolgono la sua Juve: «Sarebbe servita una vittoria. Comunque si è visto qualche segnale buono anche se il lavoro da fare è ancora parecchio. Nell’ultima mezz’ora si è fatta sentire la stanchezza: sinceramente dopo l’1-1 avrei fischiato la fine. Ovvio, poi, che in questo periodo ci manchi un pizzico di sicurezza». Chiellini appoggia il progetto Zac («Siamo a sua completa disposizione, in questo momento pensiamo solo a ripartire con lui») ma allo stesso tempo non dimentica Ciro Ferrara. Anzi. «E’ normale che il suo esonero ci abbia rammaricati: come era successo anche con Ranieri, quando salta un tecnico il fallimento è anche dei giocatori». LE CRITICHE - Davanti alla telecamere di Juve Channel il vice dg Roberto Bettega si lascia invece andare nei giudizi. «Purtroppo non è un periodo fortunato per noi, ci fanno un tiro in porta per tempo e un gol lo subiamo sempre... Non riusciamo a portare a casa il risultato, anche quando lo meritiamo ». Qualche critica alla difesa, ma neppure l’attacco è esente da colpe. «Se la Juve domina la partita, allora deve concretizzare. Invece facciamo fatica a segnare, anche se abbiamo impegnato molto Muslera e colpito un palo esterno ». Bettega è comunque soddisfatto di Zac («Ha detto bene, la Juve deve tornare a crescere »), ma non nasconde la preoccupazione per la trasferta di Livorno, quando mancheranno Grygerae Sissoko per squalifica: «Una situazione che non ci agevola, tanto più che èparecchi giocatori importanti sono ancora fermi in infermeria ». L’ultima considerazione va ai tifosi, che hanno continuato nella contestazione: «E’ un momento difficile e fanno anche fatica a capire che, agendo così, rendono ancora più critica la situazione. Quando i giocatori, dopo essere passati in vantaggio, si contraggono per paura di perdere, la colpa è anche dell’ambiente ».
martedì, 19.01.10
JUVE NEL PIENO DELLA CRISI
LE SOLUZIONI PER LA PANCHINA

TORINO, 19 gennaio - «Ciro Ferrara non è il problema», sostiene Roberto Bettega. In effetti lo sono i suoi colleghi. Di Ferrara intendiamo, in quanto incapaci di convincere del tutto la dirigenza juventina (che invece rimpiange di avere perso il treno Mancini). Infatti soltanto la mancanza di convergenza sul nome del traghettatore ha consentito all’attuale tecnico di conservare la propria panchina aldilà di ogni previsione, di ogni logica. Eppure, come vedremo, la lista dei tecnici disponibili non si esaurisce con il solo Guus Hiddink, che peraltro sembra ormai avviato a convolare a nozze con il Liverpool (liberando, nel caso, Rafael Benitez). Tra i tecnici in cerca di sistemazione - e che potrebbero rimettersi in gioco accettando il ruolo scomodo di traghettatore -, figurano nomi storici come Giovanni Trapattoni, ex campioni come Michael Laudrup e Marco Van Basten e allenatori dal passato importante e dal presente meno definito come Alberto Zaccheroni e Juande Ramos. Tutte soluzioni, beninteso, che contemplano un margine di rischio, ma in tutta onestà l’opzione più pericolosa per le sorti bianconere ci sembra proprio quella adottata ieri pomeriggio dalla dirigenza juventina: confermare un generale che ha perso non soltanto sette delle ultime dieci battaglie, ma anche la fiducia della sua truppa.
ONEROSO - Partiamo da Hiddink, comunque.Lo facciamo per dire che a questo punto l’olandese è un’opzione poco credibile, perché altrimenti non si spiegherebbe tanto tergiversare. L’olandese in effetti piace a chi decide delle sorti bianconere, ma non al punto da affidargli un progetto a lunga scadenza e certo non aiutano le sue richieste economiche. Il tipo, infatti, dopo essere stato a libro paga di Roman Abramovich si è abituato bene.
INTRIGANTI - Michelino Laudrup invece l’italiano lo parla, anche se la lunga esperienza spagnola (seguita a quella juventina) ha lasciato tracce evidenti nell’eloquio e nell’accento. Ottimo agli esordi nel Broendby (accoppiata campionato- coppa nel 2005-06), dignitoso sulla panchina del Getafe (condotto a una tranquilla salvezza), Laudrup ha sostanzialmente fallito sulla panchina del Cska Mosca, ultimo club allenato, che infatti l’ha esonerato nell’aprile 2009. Fautore di un gioco spettacolare e offensivo, il danese potrebbe garantire una già importante esperienza internazionale. Caratteristica che lo accomuna - vale pure per lo stile ineccepibile - a Marco Van Basten, anche se l’esperienza più significativa dell’ex bomber milanista non è legata a una squadra di club (alla guida dell’Ajax ha combinato poco) ma alla nazionale olandese. Durante la sua gestione, durata quasi un quadriennio, Sneijder e compagni hanno giocato un ottimo calcio, subendo però brucianti eliminazioni agli ottavi del Mondiale 2006 e ai quarti dell’Europeo 2008. Belli e velleitari. Il dubbio è che il giudizio si possa estendere allo stesso Van Basten.
AFFAMATI - Juande Ramos è invece accomunato a Laudrup dal pessimo ricordo di quanto gli è accaduto al Cska Mosca, un intermezzo durato, nel suo caso, appena 3 mesi. E’ bene ricordare, però, che lo spagnolo prima di intraprendere l’avventura moscovita aveva messo in bacheca due coppe Uefa (2006 e 2007 con il Siviglia) una coppa di Lega inglese (Tottenham 2008) e una coppa di Spagna (2007). Non poco, un pensierino lo meriterebbe. Così come pensa di meritarlo Alberto Zaccheroni, per i suoi trascorsi milanesi più che per quelli torinesi.
SEMPREVERDE - Rimane Giovanni Trapattoni. Il più vincente, il più esperto nel gestire situazioni complesse. Il più giovane se non vi fidate tanto dell’anagrafe, quanto delle impressioni. Chi gli è vicino sostiene che il Trap sarebbe felice di accettare una formula part time per i prossimi 4 mesi, a patto di mantenere anche la guida dell’Irlanda. Per il tecnico di Cusano Milanino sarebbe una sorta di chiusura del cerchio di una carriera grande, per la Juve un motivo di fiducia in più. Poi verrà il tempo di (ri)programmare il futuro. Con la qualificazione alla Champions in tasca sarebbe più facile. Anzi, plus facile.
CANDREVA IN ARRIVO
GLI EVENTI - Spieghiamo: in teoria l’eliminazione del forte centrocampista bianconero dalla Coppa d’Africa avrebbe potuto raffreddare gli entusiasmi della dirigenza di corso Galielo Ferraris nei confronti del gioiellino del Livorno, tuttavia gli ulteriori sviluppi a tema che ha offerto la giornata di ieri hanno contribuito a far levitare le quotazioni della Juventus. Juventus che in serata ha felicemente appreso d’essere diventata l’unica pretendente di spessore rimasta sulle tracce di Candreva. Ieri si sono incontrati i dirigenti di Genoa ( l’altra società intenzionata a rilevare il giocatore) e Udinese ( che del giocatore, in prestito in Toscana, detiene il cartellino). Risultato del summit, un nulla di fatto condito da una ammissione di ritirata da parte dei rossoblù. «Candreva non ci interessa più, ci teniamo Zapater e puntiamo su di lui». Questioni economiche, questioni tattiche. Fatto sta che Roberto Bettega e Alessio Secco hanno sorriso all’idea di non dover essere trascinati in un’asta al rialzo ritrovandosi piuttosto in una posizione privilegiata.
LA TATTICA - Dal canto loro i bianconeri, ieri, avevano lanciato una sorta di ultimatum all’Udinese. Sapete che vogliamo Candreva, sapete che lo vogliamo in prestito con diritto di riscatto a fine stagione. Stesso discorso, grossomodo, con il patron amaranto Aldo Spinelli, il cui nulla osta all’operazione è fondamentale. Sino a tardo pomeriggio inoltrato il numero uno dei toscani ha avuto buon gioco a tenere alto il tiro: «Alla Juventus ho chiesto giocatori, perché non posso privarmi di un talento così senza avere nulla in cambio. Se mi danno uno come Giovinco o De Ceglie, oppure un altro che può servire al mio allenatore, posso anche agevolare il centrocampista che comprensibilmente sogna di andare in una grande. Altrimenti non cedo. Non dimentichiamo, del resto, che c’è anche il forte interesse del Genoa».
JUVE O RIPARTI O AFFONDI
TORINO, 18 gennaio - È stato Giorgio Chiellini il miglior difensore della scorsa stagione, durante la quale ha messo insieme trentasette presenze condite da cinque reti (ventisette presenze e quattro gol sol in campionato). Lo hanno decretato i suoi stessi colleghi, che gli hanno assegnato l’Oscar del calcio 2009, appunto come miglior difensore. Il gran galà per la consegna del premio dell’AIC (Associazione Italiana Calciatori), giunto alla sua tredicesima edizione, si è tenuto all’Auditorium di Milano, dove erano presenti tanti protagonisti del nostro campionato, e dove il bianconero ha commentato la situazione della Juve: «Le critiche sono anche normali, abbiamo perso sette partite delle ultime dieci e credo che non sia mai successo nella storia della Juve. Stiamo cercando di dare più del 100% ma non riusciamo a venirne fuori, è da un po' che ripetiamo le stesse cose, dobbiamo tornare a lavorare come sappiamo perché ci aspetta una settimana cruciale, tra Roma e Coppa Italia: possiamo rilanciarci ma anche affossarci. Farà piacere vedere Ranieri ma avrei preferito che fosse più lontano in classifica».
TUTTI CON CIRO - Il difensore bianconero e lo spogliatoio continuano a fare quadrato attorno al tecnico: «Siamo tutti con Ferrara e tutti sulla stessa barca, l'ho detto anche ieri, la volontà è quella di andare avanti con Ciro, non spetta a me ma spero sia così. Così come spero che i tifosi sappiano che diamo sempre l'anima. I cori su Balotelli? Tutto tranne che razzismo »
DERBY? DIPENDE - La lotta scudetto vissuta da spettatore fa male a Chiellini: «Il derby? Dipende da quanti calciatori a centrocampo recupererà l'Inter. Non è la stessa che abbiamo incontrato, a noi come ora e dispiace dirlo la lotta scudetto non interessa».
JUVE, UNA SQUADRA ALLO SBANDO
TORINO, 19 gennaio - C’è chi si arrabbia, chi se ne frega, ma non si può parlare di spogliatoio spaccato, semmai allo sbando, privo di una vera e credibile guida e senza una direzione morale e tattico. La squadra al centro della crisi è soprattutto disorientata, non riesce a trovare risposte alle domande che si pone e non riesce a trovare le energie mentali (e forse anche fisiche) per risollevarsi.
LA RABBIA - Nello spogliatoio, al termine della partita con il Chievo, si respirava un’atmosfera lunare. Il gruppetto dei senatori era furibondo, gente come Buffon, Cannavaro, Del Piero e Chiellini schiumavano rabbia. Altri erano basiti e silenziosi, quasi increduli dell’ennesimo clamoroso rovescio. Altri ancora apparivano indifferenti, al limite del menefreghismo. Ognuno metabolizza la sconfitta come vuole (e può), ma certi atteggiamenti colpiscono e fanno pensare. Fanno pensare che una parte della squadra sta, forse, attendendo l’esonero di Ferrara senza profondersi in grossi sforzi per reagire. Così se è vero che nessuno gioca contro il tecnico, c’è qualcuno che sicuramente non gli gioca a favore e tira a campare.
FUORI CONTROLLO - Ferrara, insomma, non ha più il controllo totale del gruppo che dovrebbe guidare e la fiducia ricevuta dai dirigenti a più riprese non sembra aver consolidato quella di una parte della squadra. Nodale, secondo alcuni giocatori, è stato il confronto con squadradirigenza prima della sfida di coppa Italia contro il Napoli. In quell’occasione Blanc e Secco avevano chiesto il parere sull’eventualità di continuare con Ferrara. La squadra aveva ribattuto che quelle non erano decisioni che spettavano a loro, ma ai dirigenti. Al di là della risposta, però, alcuni di loro avevano colto incertezza da parte della società.
lunedì, 11.01.10
JUVENTUS - MILAN 0-3
UNA JUVE IRRICONOSCIBILE...ORMAI NON C'E' PIU'
Ora il Napoli è 3°, Juve 4°. Ranieri a -1. SERVE HIDDINK!!!!
TORINO, 10 gennaio - La vittoria di Parma aveva restituito un po' di ottimismo alla Juve. Il Milan di Leonardo la fa riprecipitare di nuovo nella depressione. Brutta gara dei bianconeri che prendono tre ceffoni dai rossoneri: gol di Nesta e doppietta Ronaldinho, tutti sugli sviluppi di corner. Adesso la squadra di Ferrara è a 12 punti dall'Inter capolista, 3 dal Milan secondo e a pari punti con il Napoli. Con la Roma alle calcagna un solo punto sotto.
LA PARTITA - Nessuna novità nelle formazioni iniziali. Ferrara sceglie Grosso a sinistra (fuori De Ceglie), mentre per Leonardo scelte obbligate visti i forfait di Pato, Zambrotta e Seedorf. Al 13' Diego parte dalla sinistra e si accentra in area: il suo tiro a giro finisce non lontano dal palo della porta difesa da Dida. Il Milan passa in vantaggio al 29'. Calcio d'angolo battuto da Pirlo, Felipe Melo sul primo palo cicca maldestramente il pallone, che finisce sui piedi di Nesta sistemato davanti alla porta: per il difensore è un gioco da ragazzi segnare. La Juve non riesce a reagire. Solo Chiellini cerca di svegliarla su azione di calcio d'angolo: in seguito ad una mischia, il difensore sfrutta una indecisione della difesa e in scivolata prova a beffare Dida. Il portiere, però, si ritrova la palla addosso e riesce a respingere. Lo stadio a questo punto comincia ad invocare Del Piero. Il Milan fa ancora paura: Thiago Silva lascia partire un gran destro che Manninger devia a fatica. Sul corner seguente inzuccata pericolosa di Ronaldinho.
LA RIPRESA - La ripresa comincia senza novità di formazione. Subito un' occasione ancora per Chiellini. Amauri stacca di testa su calcio d'angolo, la palla finisce dalle parti del difensore che però non riesce a colpire bene a pochi passi dalla porta. Dall'altra parte risponde Beckham, pericoloso in girata dopo un rimpallo all'interno dell'area. Il popolo bianconero comincia a contestare e invoca ancora Del Piero. Il capitano entra al 15' al posto di Salihamidzic. Qualche minuto dopo esce Poulsen per infortunio ed entra De Ceglie. Al 23' la Juve rischia molto: incomprensione tra Manninger e Chiellini, la palla finisce a Borriello che non riesce a girarsi prontamente. Ma è solo questione di tempo per il gol del Milan: Ronaldinho, con una deviazione di De Ceglie, raddoppia con un colpo di testa ancora su calcio d'angolo. I tifosi della Juve non ne possono più e una parte lascia lo stadio a un quarto d'ora dalla fine del match. Cala la nebbia sulla Juve e anche sull'Olimpico. Tanto che è difficile vedere il tris di Ronaldinho, ancora sugli sviluppi di un calcio d'angolo, che rende ancora più umiliante la sconfitta della squadra bianconera.
CHIELLINI - Giorgio Chiellini è schietto, come sempre: «È stata una disfatta, non si può perdere 3-0 in casa., ci siamo fatti tre gol da soli - dice ai microfoni di Sky Sport 24 - Le colpe sono di tutti, mie in primis. Ci dobbiamo fare un esame di coscienza, non può essere questa la Juve. Non credo che questa notte dormiremo facilmente. Ora dobbiamo essere realisti: è troppo importante arrivare tra le prime tre. Gli obiettivi ci sono, non possiamo essere demotivati a sei mesi dalla fine del campionato. Dobbiamo dare tutti di più e dare una svolta a questa situazione. Obiettivamente nella Juve chi scegli scegli deve fare di più di così: siamo 25 considerati grandi giocatori, a prescindere dalle scelte di Ferrara. Le colpe sono di tutti, dispiace far cadere il tutto sul tecnico. Io sono convinto che tutti possiamo dare di più a prescindere dall’allenatore: l’entusiasmo dato all’inizio a Ferrara non c’è stato piùLa tifoseria che contesta? Siamo abituati a certe pressioni: è normale che protestino, ovvio che sarebbe meglio il tifo fino al 90’. In Italia è così: ma sta a noi tirarli dalla nostra parte».
FERRARA - Si presenta a Sky ma comunica di non volersi dimettere, nonostante tutto. «Una resa? E’ evidente che il punteggio di 0-3 è netto, maturato di sicuro su tre situazioni di palle inattive, che ci sono costate tanto in altre situazioni. A quel punto non avevamo più momento molto difficile in cui venivamo punito alla prima occasione. Eravamo partiti bene senza creare, ma chiudendo bene il Milan. La scelta del 4-4-2 frena la Juve? La Juve ha cercato lanci lunghi per Amauri difficili da giocare, adattando questo sistema ci sarebbe voluta grande spinta dalle fasce, abbiamo rischiato meno anche se non si vede dal risultato e ci dà più difficoltà in fase offensiva. Il cambiamento non è andato bene, evidentemente». «NON ME NE VADO» - «Gli allenatori sono sempre in discussione? Non penso di rischiare il posto, sono molto concentrato più su quello che c’è da fare per invertire la tendenza negativa, tutto il resto non deve spettare a me non decido io. Le mie forze le impiego con la squadra per superare il momento, qualsiasi decisione da me sarà accettata. Io non lascio la barca: non sono fatto così, io è il mio modo di essere. Farò di tutto per cambiare le cose. L’ambiente è difficile e capisco la delusione, comprensibile e quindi sarà solo il nostro atteggiamento a poter far cambiare lo stato d’animo dei tifosi. C’è sconforto da parte di tutti: molta delusione dei tifosi che ci sta. Ci dispiace, dobbiamo provare a invertire le cose. Ora non possiamo porci obiettivi, l’obiettivo è ritrovare l’entusiasmo di inizio stagione».
CAMBIO DI MODULO - «La via d’uscita? In questo momento ci penalizzano le tre situazioni di palla inattiva, ma ho cambiato modo di giocare in virtù delle assenze. Per forza dovevo farlo. Non mi ha chiesto la squadra di passare al 4-4-2. Le difficoltà erano evidenti, c’erano assenze importanti che impedivano di giocare col sistema precedente: ho deciso io, il 4-4-2 e mi assumo le responsabilità. Per giocare al calcio serve una condizione ottimale, ma soprattutto l’entusiasmo di inizio stagione».
POULSEN – La fortuna è cieca, mentre la sfiga ci vede benissimo e così tra i tanti che potevano farsi male nella serataccia contro il Milan la contusione profonda al perone (in corso le radiografie) con un taglio che richiede una profonda sutura tocca a Christian Poulsen, proprio nella sera in cui Tiago saluta la compagnia per andare in prestito a Madrid, destinazione Atletico. Fiato sospeso in casa Juve: al gruppo di Ferrara manca anche Sissoko, impegnato per un mese in Coppa d’Africa.
I 10 Motivi per cui Ferrara dovrebbe dimettersi.
di Sante Tricarico - vicedirettore del sito WWW.JUVENEWS.NET
1) 53 milioni spesi sul mercato estivo sacrificati sull'altare della costante indecisione tattica. Dubito ci sia un modulo che ancora non sia stato provato da Ferrara
2) Assenza totale di qualsivoglia forma di organizzazzione di gioco: offensiva e difensiva. Da sottolineare che con Ranieri (arrivato a un solo punto di distanza) era ben chiara almeno l'identità difensiva.
3) Sbagliata gestione di Del Piero: vederlo desolato in panchina con l'abulico Amauri in attacco, è una cosa raccapricciante.
4) Problema infortuni peggiorato rispetto allo scorso anno. E riuscire a peggiorare quel dato era più difficile che vincere campionato e champions. La scusa di Vinovo non regge più.
5) Mancanza di carattere e determinazione: Alla squadra manca del tutto quel carattere che è sempre stato la forza della Juventus: se questa Juve giocasse contro quella che vinse la serie B, perderebbe sonoramente. Basta dire che su 11 volte che ci siamo trovati in svantaggio non abbiamo MAI vinto e abbiamo perso ben 9 (!!!) volte.E' compito dell'allenatore anche quello di caricare la squadra.
6) Incapacità nel gestire i cambi: più volte nel corso della stagione sono ci sono stati cambi sbagliati o cambi necessari non effettuati. O avvenuti in ritardo.
7) Giocatori non messi in condizione di rendere al massimo: Marchisio relegato sulla fascia è l'esempio più clamoroso. per non parlare di Diego, inzialmente quasi centrocampista.
8) Spogliatoio sgretolato: gente che torna dalle vacanza con un giorno di ritardo senza subire alcuna sanzione, "clan dei brasiliani" che sembra essere un gruppo isolato, vecchia guardia e "facce nuove" che si sopportano a stento, e chi più ne ha più ne metta. In tutto sfascio è evidente la mancanza di personalità del tecnico nel creare un gruppo unito e compatto.
9) Per dare una scossa alla stagione, altrimenti il rischio di finire fuori da tutte le competizioni europee è tutt'altro che pessimismo esagerato
10) Perchè salverebbe la faccia. Non facendolo rischia di perdere anche quella.
Il ricordo del Ferrara giocatore, di Ciro, è ancora ben stampato nella mia mente. Per questo mi dispiace aver dovuto scrivere un'articolo come questo, ma la situazione è veramente drammatica. Ovviamente le colpe non vanno addebbitate solo a Ferrara, la gran parte sono della dirigenza che però sappiamo che difficilmente andrà via. Quindi Ferrara dimettendosi smetterebbe di prestarsi al gioco di questa indegna società.
giovedì, 07.01.10
PARMA - JUVENTUS 1-2
LA JUVE TROVA LA VITTORIA MA NON SE STESSA!!

TORINO, 6 gennaio - La Juve torna alla vittoria dopo due sconfitte consecutive in campionato e rivede la luce. La partita inizia in discesa per i bianconeri, che passano subito in vantaggio con un gol di Salihamidzic, dopo appena tre minuti. Per Brazzo è il secondo gol consecutivo dopo quello realizzato contro il Catania. Il Parma però reagisce e trova il gol del pareggio con Amoruso di testa al 24'. A 5 minuti dall'intervallo, la Juve riesce a tornare in vantaggio grazie a un clamoroso autogol di Castellini. Nella ripresa l'espulsione di Caceres al 28' per doppia ammonizione, complica un po' la vita ai bianconeri. Ferrara corre ai ripari, togliendo Diego e Trezeguet per Grygera e Amauri. Nel finale il Parma si lancia all'attacco, e cerca il pareggio in tutti i modi. Guidolin inserisce Bojinov e Paloschi, ma la Juve riesce ad alzare il muro e porta a casa il risultato, seppur soffrendo.
Una partita non bella, ma combattuta fino al 96' contro un buonissimo Parma. Ferrara può respirare e pensare con più serenità alla sfida contro il Milan di domenica prossima, che chiude il girone di andata.
FERRARA - Torna a sorridere. Lo fa con una bella vittoria ai danni del Parma. Un successo che riporta in alto la Juve, ma che non dà buoni segnali dal punto di vista del gioco. Oggi però l'importante era vincere, portare a casa i tre punti e la soddisfazione di Ciro è legittima: «Chi fa l'allenatore non è mai sicuro di tenere al sicuro la panchina, la vittoria di oggi era importante, ma non ero preoccupato di questo, del possibile esonero, volevo solo risolvere i problemi che avevamo. Oggi la Juve ha dato una prestazione di carattere, siamo andati in vantaggio subito e la partita è stata equilibrata. Loro hanno trovato il pareggio, ma noi siamo stati molto attenti ed abili nelle situazioni di palla inattiva anche se abbiamo preso il gol sulla prima occasione sfavorevole. Dopo il vantaggio, nella ripresa, abbiamo subito la spinta del Parma che dunque ci ha messo sotto pressione perché è una bella squadra, soprattutto quando siamo rimasti in inferiorità numerica».
SUL MODULO - Ferrara dice la sua anche sul modulo. Il 4-4-2 oggi ha funzionato dal punto di vista difensivo ma ha limitato di molto la fase pòropositiva. Ferrara è possibilista sull'occasione di tornare a soluzioni più offensive: «Il modulo? Vediamo se riproporlo. La volontà era tenere Diego vicino alla porta, non è andato alla conclusione, ma è stato bravo a superare gli avversari e a creare qualche pericolo. Chiellini altro Buffon? Non dobbiamo cercare degli alibi per le sconfitte delle scorse settimane, ma Chiellini ci è mancato tantissimo. È un leader, un campione che ci è mancato molto in difesa. In fase arretrata ci simo difesi con ordine e caparbietà. Era difficile ripartire in contropiede considerando gli uomini in campo in attacco, anche senza Trezeguet. Noi avevamo bisogno di avere le linee più vicine per evitare qualche contropiede di troppo e disattenzioni che ci erano costate troppo. Questo modulo ci serviva in questo momento di emergenza. Abbiamo giocatori infortunati e quindi non è detto che si possa cambiare ancora ritornando al passato. Per adesso va bene così».
GLI OBIETTIVI - Il tecnico bianconero ha parlato anche degli obiettivi che la Juve deve cercare di rincorrere quest'anno: «All'inizio l'obiettivo dichiarato era lottare per il campionato, in questo momento ci sono tanti punti davanti a noi. Dobbiamo essere capaci di non guardare più cosa fanno l'Inter o il Milan. Dobbiamo pensare solo a noi stessi, cercando di vincere il più possibile. Abbiamo perso tanto terreno per colpa di qualche sconfitta di troppo nel mese di dicembre e forse la sosta ha stemperato le tensioni. Forse. Dobbiamo cercare di migliorare e condurre noi la gara, non dimenticandoci che davanti avevamo una signora squadra in una grande condizione fisica».
CHIELLINI - Nel gol del vantaggio di Salihamidzic c'è anche lo zampino di Chiellini che l'ha spizzata di testa. Ma il contributo più grande l'ha dato in difesa, dove è stato insuperabile, forse galvanizzato dalla fascia da capitano al braccio. Chiellini però vuole dividere i meriti della vittoria con tutta la squadra: «Oggi è stata la vittoria della squadra - dice il difensore della Juventus a Sky - la prova di chi era sotto i riflettori come Felipe e Diego è stata molto positiva a livello di impegno e prestazione. Lo dicevamo tra di noi durante la sosta, che solo stando uniti potevamo uscire da questo periodo e così abbiamo fatto».
FERRARA A RISCHIO - Una vittoria che dà un po' di serenità anche a Ferrara. A Parma era un test decisivo anche per lui. La panchina per ora è salva. «Durante la settimana puoi pensarci che il mister è in pericolo, poi quando scendi in campo non ci pensi più. La sconfitta dell'allenatore è una sconfitta anche nostra, tante volte l'allenatore paga colpe non sue, ma dei giocatori. La sosta è stata salutare per trovare un po' di tranquillità. Abbiamo fatto una grande prova di squadra, abbiamo dato tutti l'anima oggi. Questa prova deve essere il punto di partenza».
LA FASCIA DA CAPITANO - Oggi anche un'emozione particolare. La fascia da capitano. «L'avevo già indossata per due minuti in un'altra partita, fa piacere, ma oggi eravamo tutti capitani dal primo all'ultimo. Siamo stati anche un po' fortunati sul secondo gol, ma ce la siamo meritata la vittoria. Siamo tutti in discussione, l'ultimo mese e mezzo non era la Juventus. per fortuna c'è stata la sosta perché abbiamo ritrovato energia, domenica abbiamo una grande partita».
Tribuna infuocata per Blanc e Bettega - Un tifoso della Juventus, ma parmigiano di residenza, tra il primo e il secondo tempo al Tardini ha avvicinato il presidente della Juventus Blanc in tribuna d'onore, insultandolo ripetutamente. La sicurezza ha cercato di allontanarlo ma Blanc ha voluto ascoltarlo. L'uomo gli ha detto che «voi dirigenti siete la rovina di questa società. Tu con la Juve non c'entri nulla. L'unico che può salvarla è quell'uomo coi capelli bianchi», indicando Bettega, poco distante, oggi nella prima partita dopo il suo ritorno da dirigente bianconero.
ANCHE BETTEGA STUZZICATO - Durante il secondo tempo è stato invece Bettega a essere l'obiettivo di contestazioni da parte di un assessore del comune di Parma, Fabio Fecci, delegato alla sicurezza, che lo ha più volte apostrofato dicendo «La Juve è una squadra di scarponi». Al termine della partita, Bettega si è avvicinato per dare la mano a Fecci, e tutto si è risolto con un finto strattonamento ma chiaramente amichevole. Blanc, che era al fianco di Bettega, ha invece strizzato l'occhio, ammettendo: «Dobbiamo ancora lavorare».
LA SPIEGAZIONE - «Non ho contestato Bettega nè rivolto parole offensive verso di lui, cosa che non è nel mio stile. Durante la partita commentavo ad alta voce che la Juventus ha in squadra alcuni scarponi, cosa evidente per il gran numero di falli commessi dai loro difensori». L'assessore alla pubblica sicurezza del Comune di Parma Fabio Fecci, in una nota, replica così alle accuse di avere contestato in tribuna d'onore il dirigente juventino Roberto Bettega. «Quando al termine della partita mi sono rivolto a Bettega per salutarlo, come avevo fatto a inizio gara insieme a colleghi assessori per dargli il benvenuto - conclude Fecci nella nota - Bettega si è congedato dicendo che così scarponi non sono, avendo vinto la partita. Tutto qui, nessuna contestazione».
martedì, 29.12.09
SI RIPARTE CON BETTEGA
BETTEGA: "LA JUVE E' DA SEMPRE LA MIA VITA"
Riecco la Juve. Dopo le vacanze natalizie, la squadra bianconera oggi è tornata ad allenarsi a Vinovo. Assenti Diego, Felipe Melo e Caceres, ai quali la società ha concesso un giorno in più di riposo: saranno a Torino nel pomeriggio di domani. Non c'era neanche Sissoko, che si sta allenando con il Mali in vista della prossima Coppa d'Africa.
SOTTO GLI OCCHI DELLA DIRIGENZA - Il gruppo ha lavorato sotto lo sguardo di Blanc, Secco e del nuovo vice dg Bettega, al primo giorno ufficiale di Juve a Vinovo. L'allenamento di oggi è servito per testare le condizioni di tutti dopo le vacanze e per preparare l'ultimo match del 2009: l'amichevole di Jeddah contro l’Al Ittihad, prevista per mercoledì alle 18.15.
L'AMICHEVOLE - Per il test Ferrara ha convocato 21 giocatori. Non ci saranno Buffon, Camoranesi, Iaquinta, Chiellini, Salihamidzic e Zebina: rimarranno tutti a Vinovo per recuperare dai rispettivi infortuni. Salteranno il test anche i giocatori che rientreranno domani.
Ricominciare da 59. Riparte l’avventura in bianconero di Roberto Bettega. Che ieri ha festeggiato il suo compleanno, ma oggi si ributta subito nel lavoro. Dopo il primo allenamento della squadra dopo la sosta natalizia, infatti, alle 12.30 Bobby Gol sarà presentato (o, meglio, ripresentato) ufficialmente come nuovo vice-direttore generale della squadra. a sancire l’importanza dell’evento, ci saranno il presidente Jean Claude Blanc e il ds Alessio Secco. Un modo per mostrare a tutti che in questo momento di crisi la società è compatta. E che l’avvento di Bettega non è una semplice operazione di maquillage a uso dei tifosi scontenti.
IL POTERE - Bettega avrà un ruolo operativo, con la responsabilità su tutta l’area sportiva. E lo si vedrà già oggi. È infatti previsto uno scambio di vedute con Ciro Ferrara e forse anche con la squadra. con il tecnico Bobby Gol ha già parlato, facendogli capire che la fiducia della società non può essere assicurata anche in caso di sconfitte nelle prime due partite di campionato del nuovo anno contro Parma e Milan. Ma con Ferrara, ha fatto capire il nuovo dirigente bianconero, sotto esame ci sono anche tutti i giocatori, dagli ultimi arrivati ai senatori. Per tutti, comunque, da oggi in avanti Bettega diventerà un punto di riferimento. Quel punto di riferimento che finora è mancato.
13.23 BLANC: «NON COMPREREMO NESSUNO»
Blanc sul mercato: «Mercato? Prima è meglio fare una riflessione generale sulla squadra. Ma a prescindere da questo, non abbiamo pensato di fare operazioni, perché pensiamo di avere giocatori di qualità. Dobbiamo lavorare sullo spirito di gruppo: la Juve deve diventare la cosa principale rispetto a tutti gli interessi personali. In questo Roberto può essere importantissimo, ma anche i giocatori devono metterci del loro. Dobbiamo dimostrare di più di quello che abbiamo dimostrato nelle ultime settimane».
13.21 BLANC: «DIEGO E MELO ASSENTI GIUSTIFICATI»
Blanc parla anche delle prolungate vacanze di Melo e Diego: «Rispettiamo i programmi assegnati ai giocatori. Tutti hanno bisogno di staccare la spina per tornare con la volontà giusta e la carica giusta per riportare in alto la Juve. Quando rientreranno tutti sarà il tempo di avere un colloquio tutti insieme».
13.10 BETTEGA: «DEL PIERO NON È UN PROBLEMA»
Bettega: «Io non penso che un giocatore come Del Piero possa essere un problema per la Juve. Sarebbe una mancanza di rispetto per quello che ha fatto, per quello che sta facendo e per quello che farà. Non può essere considerato un problema per la Juve. Diego e Melo? Tanti episodi nella storia della Juve dimostrano che faremmo bene a investire su persone che magari più avanti faranno bene. Basti pensare ai casi di Platini, Zidane e Henry»
13.08 BETTEGA: «CON FERRARA POCHE PAROLE»
Bettega sul primo incontro con Ferrara: «Tutti devono capire l'importanza di lavorare insieme. Tutti hanno capito che sono arrivato per aiutare. Nello sport per dare un contributo bisogna essere sinceri e capaci di confrontarsi. Che cosa ho detto a Ciro? La cosa più importante è stato l'abbraccio iniziale».
13.05 BETTEGA: «MI MANCA CHIUSANO»
Bettega sui cambiamenti rispetto ai suoi tempi nel club: «La visita di Andrea Agnelli con John Elkann è stata importante, ma nessuno è eterno. Il marchio Juve è nato prima della famiglia Agnelli ed è quel marchio che va avanti. A me manca ad esempio l'avvocato Chiusano. Ma i cambi sono inevitabili anche perché a volte li propone il destino».
13.03 BETTEGA: «TIFOSI AIUTATECI»
Bettega: «Per noi è importantissimo l'affetto dei tifosi. I nostri giocatori accettano le critiche, ma alla fine della gara. I tifosi sono una componente della squadra e abbiamo bisogno che ci aiutino. Una parte dei problemi è la serenità. Non c'è niente di più brutto di quando speeri che la palla non ti capiti tra i piedi. E a questo contribuiscono anche i tifosi e i giornalisti. I nostri giocatori indossano una maglia importante, che implica la necessità di vincere e comporta anche responsabilità maggiori. È capitato anche a me».
13.02 BLANC: «MAI DETTO CHE LA B CI HA FATTO BENE»
A Blanc viene chiesto di confermare la frase detta in un’intervista («La B ci ha reso più simpatici»). Il presidente bianconero smentisce: «Questa cosa non l'ho mai detta. Forse in un'ora di intervista il giornalista ha fatto una sintesi. Quello che volevo dire è che la passione juventina è stata più forte della B e se qualcuno voleva verificarlo l'ha potuto verificare. Il concetto era questo. Anche sul fatto che sono criticato perché antipatico come francese voglio fare una precisazione. Quello che volevo dire è che mi appoggio sulla vostra buonafede per riportare il lavoro fatto. Il lavoro è di 40 mesi e non degli ultimi tempi. Io rispetto le critiche, ma mi aspetto da parte vostra che riportiate il lavoro fatto nel suo insieme. Non vuole dire che non dobbiamo affrontare le difficoltà di adesso. È anche per questo che abbiamo deciso di prendere Roberto. Nessuno meglio di Roberto può integrarsi in fretta, non solo perché conosce la Juve da 35 anni, ma anche perché abbiamo già lavorato insieme».
13.01 BETTEGA: «CALCIOPOLI? GLI SCUDETTI LI ABBIAMO VINTI SUL CAMPO»
Bettega parla anche della Triade: «Io non rinnego nulla. E debbo dire che per rispetto di una buona parte di quei ragazzi che si allenavano stamattina fuori, io credo che quei ragazzi gli scudetti li abbiano vinti sul campo. Però c'è stata Calciopoli, vedremo adesso quello che succederà, però ora guardiamo al futuro perché sono stato chiamato per questo»
12.58 BETTEGA: «FERRARA? I PROBLEMI NON NASCONO MAI SOLI»
Quando gli chiedono un parere sulla guida tecnica di Ferrara, Bettega si rifugia nella diplomazia: «La mia funzione è dal primo gennaio, ve lo dirò allora. Io credo che non si debba essere presuntuosi. Bisogna analizzare bene, perché i problemi non nascono mai da soli. Se andiamo a rivedere quello che si scriveva sulla Juve tre mesi fa i pareri erano molto diversi da quelli di oggi».
12.53 BETTEGA: «JUVE, LA MIA VITA»
Bettega: «Ho sempre considerato la Juve la realizzazione dei miei sogni. Il calcio per me è la Juve e non vedo alternative. Conoscete tutti il mio rapporto con questa squadra, con questa città. Cosa c'è da fare? Blanc ha accennato a tanti problemi, ma qui c'è una macchina che lavora a 360 gradi e c'è una parte di questa macchina che stenta a inserire la marcia giusta. Non dico che sia ferma, perché è terza in classifica, anche se è uscita dalla Champions League. Ma la storia della Juve l'abbiamo cominciata noi vincendo la Coppa Uefa e sarebbe bello rivincerla. Non credo ci sia un solo aspetto su cui lavorare, ma tanti. Abbiamo un obiettivo: essere protagonisti e vincere. Adesso l'obiettivo della Juve è guardare avanti. Quindi non chiedetemi di guardare indietro, anche perché la mia storia con la Juve non si è mai interrotta. C'è un rapporto affettivo che non ricomincia, ma continua a 60 anni».»
12.48 BLANC: «LAVOREREMO TUTTI INSIEME»
Blanc: «Affronteremo tutti insieme le difficoltà di questo periodo. C'è bisogno di pensare bene e lavorare meglio, per ritrovare l'equuilibrio che avevamo e che abbiamo perso. Dobbiamo fare un'analisi critica per ritrovare l'alchimia giusta per andare avanti insieme. Vogliamo dare più forza all'anima sportiva della società. Bisognava trovare la persona giusta per aggiungere quqalità all'organizzazioneche che abbiamo già. Bettefga è una testa in più per ragionare dal punto di vista strategico e per guardare avanti e portare avanti il lavoro fatto negli ultimi 40 mesi. Sono convinto che con Roberto aggiungiamo qualità alla nostra organizzazione».
12.39 BETTEGA: «PARLERO' CON I FATTI»
Dopo Blanc è la volta di Bettega: «Il compito, l'incarico, la responsabilità è molto importante, ma non potevo considerarlo troppo importante visto che si parla di quei 35 anni cui accennava Blanc. Nella mia storia non ho mai cercato di stare al centro dell'attenzione, ma la Juve è stata sempre davanti a me. Credo che se si fa il bene della Juve è meglio per tutti. È un compito importante, ma ho sempre creduto nel gioco di squadra e sono convinto che riusciremo a fare bene. Non è stato indifferente il mio convincimento che la Juve degli ultimi tempi non è quella vera: la Juve vera è quella di due mesi fa. Bisogna capire perché è successa, ma se ci darete il tempo necessario, ci risolleveremo. Tra noi c'è un rapporto di correttezza, simpatia e onestà. Sapete che non amo troppo parlare, preferisco agire piuttosto che dire e spero che mi perdonerete se continuerò a fare così. Sicuramente è un momento importante, mi ha fatto piacere che Blanc e la Juve abbiano pensato a me, ma sono consapevole delle difficoltà. Ma se uno si arrendesse di fronte alle responsabilità non avrebbe fatto nulla nella vita e come calciatore. Voglio cercare di dare quello che posso dare. Sono emozionato».
12.30 BLANC: «BENTORNATO BETTEGA»
Apre la conferenza stampa il presidente Blanc: «Oggi c'è la presentazione per una persona che conoscete già bene. Volevo condivedere con voi una decisione che ho preso io per rafforzare l'area tecnica con un ruolo nuovo per coprire tutta l'area sportiva e tecnmica della Juve e per guidare al mio fianco l'area tecnica. Hio chiesto pochi giorni fa a Bettega di affiancarmi per andare avanti su un lungo periodo. Abbiamo fatto un accordo per almeno 30 mesi per dimostrare che questa decisione è strategica per rinforzare ancora di più la nostrta organizzazione a livello sportivo. Ho voluto dare a Roberto kle deleghe e i poteri giusti per guidare tutta l'area sportiva, vale a dire la prima squadra, il settore giovanile, lo scouting e il settore medico e ovviamente il mercato. Un'area in cui deve dare il suo peso, la sua esperienza e la sua competenza. L'esperienza già fatta con Roberto in un periodo non facile mi ha fatto capire che possiamo lavorare bene, possiamo creare legami forti non solo tra noi due ma anche con Alessio Secco, che mantiene le sue prerogative sotto la direzione di Roberto Bettega. È una persona che rappresenta molto per questa squadra e per questa società e sono contento di riprendere con lui un cammino già fatto insieme nel 2006-2007».
12.15 BETTEGA A VINOVO
La Juventus ha fatto ritorno stamattina a Vinovo per riprendere la preparazione dopo un'intera settimana di riposo concessa per festeggiare il Natale. All'appello, assenti solo Diego, Felipe Melo e Caceres, a cui la società ha concesso un giorno in più per i viaggi intercontinentali, e Sissoko, già in ritiro con il Mali per disputare la prossima Coppa d'Africa. Il resto del gruppo ha subito iniziato a lavorare sul campo agli ordini di Ciro Ferrara e del suo staff e sotto gli occhi di Jean-Claude Blanc, Alessio Secco e Roberto Bettega. Per il neo vicedirettore generale è il primo giorno di lavoro allo Juventus Center dopo la nomina arrivata mercoledì scorso.
Rivoluzione in Russia e soltant o a scriverlo fa un certo effetto. Tutto vero, anche se siamo un paio di mesi in ritardo rispetto ai tempi canonici... E questa volta a lasciarci le penne, in senso metaforico beninteso, è il presidente della Federcalcio, che tra l’altro ha anche l’incarico di Ministro dello Sport e del Turismo: il potentissimo (almeno fino al mese scorso) Vitali Muthko. A Muthko viene contestata proprio l’eccessiva concentrazione di poteri, che in realtà non ha mai rappresentato un problema a Mosca e dintorni. Per farla breve, da quelle parti stanno cambiando gli equilibri e a farne le spese potrebbe essere anche Guus Hiddink, legato a doppio filo con Muthko. All’attuale ct, come al suo mentore, è attribuita la responsabilità per la mancata qualificazione al Mondiale, delusione dura da digerire dopo che il grande Europeo 2008 (la Russia arrivò alle semifinali) aveva autorizzato ben altre aspettative. Il successore di Muthko sarà eletto a gennaio ma, a prescindere da chi sarà il vincitore della battaglia in corso, negli ambienti calcistici russi viene data per certa l’ostilità nei confronti del tecnico olandese. E qui il discorso inizia a farsi interessante per chi, vedi la Juve, va interrogandosi sul proprio allenatore di oggi e magari su quello di domani. Come vedremo, la situazione si presta a un tentativo, ma per avere successo è fondamentale muoversi per tempo. Magari muovere le pedine giuste...
IL CONTRATTO - Non pensiate a un Hiddink in preda al timore dell’esonero, l’immagine sarebbe fuorviante. Il tipo ha le spalle larghe, ma il punto è che chiunque si sentirebbe garantito il giusto da un biennale da quattro milioni di euro a stagione (più gli eventuali premi per la qualificazione alla fase finale del prossimo Europeo). Appunto la condizione del popolare Guus. ll quale, giustamente tranquillo, aspetta comunicazioni. Da Mosca, magari non solo. In effetti la matassa sarà sciolta a gennaio con la nomina del nuovo presidente federale, perché di rassegnare le dimissioni prima di quella data proprio non se ne parla. Ma appunto a gennaio qualcosa succederà e anche la tempistica potrebbe risultare interessante per Roberto Bettega, nuovo plenipotenziario dell’area sportiva juventina. Sempre stando a fonti bene introdotte nel calcio russo, la federazione sarebbe infatti più che disponibile ad agevolare un club disposto a rilevare il contratto di Hiddink. Ça va sans dire, la condizione è che il club in questione sia gradito all’ex tecnico (per restare ai soli club) di PSV, Real Madrid, Chelsea. Sul fatto che la Juve possa risultare gradita a Hiddink sussistono pochi dubbi, diciamo pure nessuno. E’ vero che l’attuale ct russo non parla l’italiano, ma per chi si è spinto ad allenare in Corea non può essere un reale problema, tantopiù se il soggetto in questione è un poliglotta che può esprimesi indifferentemente in inglese, spagnolo, ecc. La questione, stando a quanto raccolto nell’entourage di Hiddink, è di natura prettamente economica. Bene abituato dai precedenti datori di lavoro (l’ultimo, e vale per il Chelsea come per la Russia, porta il nome di Roman Abramovich) Guus non è disposto a fare sconti a nessuno. Tariffa fissa, e che tariffa: quattro milioni appunto. Ma è sulla federcalcio russa che si può lavorare.
IL CONTATTO - A Torino, e qui parliamo della casa madre della Juve, hanno ottime entrature nell’Est europeo. Canali privilegiati, utilizzati da un’altra Juve (ma dalla stessa casa madre) in anni ormai lontani per bruciare la Roma nella corsa a Zibì Boniek. Pietro Giuliano, che potremmo definire il Bettega del tempo, nell’82 rimase una settimana a Varsavia a favorire la soluzione bianconera, contando su alleati importanti. Infatti Boniek arrivò a Torino e l’ingegner Viola dovette attendere altri tre anni per ottenere soddisfazione.
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